"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

domenica 22 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo II

II
- Bella Vs Bells -

Mille violini suonati dal vento, l'ultimo abbraccio mia amata bambina
nel tenue ricordo di una pioggia d'argento, il senso spietato di un non ritorno.
 
C'era qualcosa di sbagliato, tuttavia, nelle braccia che mi tenevano saldamente premuta contro il petto ustionante di Jacob.
Erano serrate, tese, rigide e col passare dei minuti rinsaldavano la presa.
< Jake? > lo richiamai alzando il viso per cercare i suoi occhi e avere una qualche spiegazione, ma li trovai chiusi.
Il suo viso era una maschera di cera, freddata in una espressione di dolore represso.
Lo sapevo.
Avevo di nuovo fatto la mossa sbagliata.
Gli avevo concesso l'ennesimo appiglio di speranza a cui aggrapparsi e lui adesso lo stringeva con tutte le sue forze.
Non voleva lasciarlo andare. Non voleva lasciarMI andare.
Dovevo prendere coraggio e staccarmi io da lui, colpendolo nel punto esatto in cui sapevo che non aveva difese: il suo cuore.
O perlomeno ciò che ne restava dopo i miei precedenti attacchi. Doveva somigliare vagamente ad un colabrodo, ormai.
Spinsi con le mani sudate sul suo petto, ma Jacob non accennava ad allentare la presa.
< Ti prego, ti prego. > sussurrava a labbra strette.
< Jake non... >
< Non dire che non puoi! > esplose, staccandosi da me di colpo.
Mi voltò le spalle e prese a calci la valigia, sparpagliando in aria il suo contenuto.
Cazzo, era arrabbiato.
Si grattò la nuca stizzito ed io ebbi la decenza di starmene zitta a lasciarlo sbollire.
Strinsi le braccia al petto cercando di trattenere il suo calore addosso a me.
Il mio cuore era stranamente silenzioso. Probabilmente aspettava un qualcosa da parte sua per riprendere a battere...o per fermarsi del tutto.
< Non puoi o non vuoi? > domandò piatto senza girarsi.
Faceva male il fatto che non riuscisse nemmeno a guardarmi in faccia mentre mi poneva quella domanda, che rimase a mezz'aria tra noi scavando un baratro di cui non osavo calcolare la profondità.
 Se mi fossi spostata di un solo centimetro ci sarei caduta dentro e non sarei più riuscita a risalire.
< Non dovrei essere qui. > dissi infine, mordendomi quel labbro che avevo già martoriato.
< Non dovresti eppure ci sei. Anche se Seth ti ha ingannata non hai esitato un attimo a mollare tutto per correre da me, no? > chiese retorico, voltandosi e inchiodandomi al muro con i suoi occhi scuri e profondamente tristi.
-Perdonami, Jake. Perdonami per l'ennesima coltellata.
Ho perso il conto oramai, ma tu resti sempre, comunque. E sopporti in silenzio, attendendo il nuovo colpo, rassegnato.
Farti male fa male anche a me, dannazione!
Dà un senso a questo dolore, te ne prego. Io non lo trovo.
Difenditi, difenditi da me!
Innalza delle barriere, un muro, cospargiti di filo spinato, qualsiasi cosa, ma non permettermi ancora di ferirti!-

< Ero preoccupata per te! > gridai contro di lui rabbiosa, incapace di analizzare qual'era il comburente che alimentava l'incendio della mia collera.
Perlomeno la rabbia era un'emozione che sapevo gestire. La sofferenza atroce, invece, mi faceva commettere azioni sconsiderate, come quella che mi aveva condotto lì.
< E sentiamo...saresti venuta al mio capezzale per accertarti delle mie condizioni, mi avresti misurato la febbre come una brava infermierina ed il giorno dopo, tutta felice e contenta di non avere pesi sulla coscienza, saresti andata baldanzosa a sposare il succhiasangue? > sputò con veleno, raggiungendomi in un paio di falcate.
Rimase a fissarmi inferocito come un toro alla vista del rosso ed io non potei far altro che guardarlo di rimando, tentando di non annegare nella sua tristezza, che si stava impossessando, nonostante tentassi di resistere, anche di me.
Perchè era così difficile dirgli addio ogni volta?
Perchè non poteva essere un amico qualunque per me?
E perchè quel bastardo traditore del mio cuore aveva deciso di riprendere a battere proprio in quel momento?
< Sto aspettando, Bells. > soffiò lui, avvicinandosi un po' più del dovuto alla mia faccia.
< Non lo so, non lo so, ok?! Mi sono vestita e precipitata qui senza un piano d'azione. Volevo solo accertarmi che tu stessi bene, suppongo! > farneticai, agitando le mani.
Dovevo fargli fare qualcosa per forza, poiché mi prudevano e iniziavano a sviluppare una strana tendenza: avvicinarsi troppo al viso di Jake quando, invece, dovevo tenere le distanze.
Per quanto difficile dovevo andarmene. Subito.
Dovevo spezzare di nuovo entrambi di netto.
Non c'era soluzione, era un maledetto circolo vizioso il nostro: amarci, ferirci, spezzarci, ritornare.
E Jacob, tra i due, era quello che stava peggio.
Lui ci rimetteva ogni volta il cuore intero.
Io, “per fortuna”, solo una parte.
< Sto bene...ora. > sussurrò roco lui, sollevandomi il viso con un dito.
-Non guardare, Bella. Non guardare.-
Ed invece fu proprio quello che feci.
Alzai automaticamente gli occhi nei suoi e persi la strada del ritorno.
Mi sentivo come la piccola Cappuccetto Rosso smarrita nel bosco, tallonata dal lupo famelico.
Ma il mio lupo aveva un tipo di fame che non aveva niente a che vedere con il cestino da picnic per la nonna.
< Non dire così. Io domani mi spo... >
Non riuscii a finire la frase.
Jacob mi tappò la bocca con la sua con prepotenza ed io schiusi le labbra senza opporre resistenza.
Sarebbe stato un vano spreco d'energie.
Lo volevo anche io, dopotutto.
Volevo sentire il sapore di Jake sulle labbra, sulla lingua, sul palato, ovunque, come il giorno della lotta contro i neonati di Victoria.
Lui, con quel gesto, tentava di cancellare il presente ed Edward stesso, ma non ci sarebbe riuscito.
Io amavo il mio vampiro e non potevo fargli una cosa come quella il giorno prima del matrimonio.
Una solitaria lacrima corse giù lungo una guancia, mentre ricambiavo il bacio di Jake, stringendomi a lui, rubando un ennesimo attimo al mio tempo residuo da umana per donarlo ad una nostra storia inesistente.
Era il nostro addio.
L'ennesimo e sicuramente non l'ultimo.
Un bacio disperato dall'aspro sapore di momenti non vissuti.
Le sue mani scesero sui miei fianchi e premettero il mio bacino sul suo.
Emise un gemito e fu allora che capii che era giunto il momento di andare.
Chiusi le labbra, ponendo fine al nostro bacio tra le proteste indignate di quel cuore che di lì a mezzo minuto avrei di nuovo sbriciolato.
Puntai lo sguardo a terra, incapace di reggere il consistente peso della sua speranza.
Scossi la testa, asciugandomi il viso e tirando su col naso.
< E' tardi. > annunciai incolore, gettando un'occhiata alla sveglia sul suo comodino.
Le quattro e mezza.
Sette ore e qualcosa al matrimonio.
-Coraggio futura signora Cullen, alza il fondoschiena e smamma!-
Jake nel sentirmi pronunciare quelle parole impallidì.
< Te ne stai andando di nuovo, vero Bells? > e quel soprannome bruciava da morire dentro di me, come sale su una ferita fresca.
Bells era sua, gli apparteneva e gli sarebbe sempre appartenuta, ma Bella era di Edward.
Ed io ero dilaniata da quelle invisibili mani che strappavano le cuciture del mio essere come quelle di un qualunque vecchio lenzuolo.
Repressi un singhiozzo ed annuii.
Jake mi sfiorò una guancia e probabilmente si aprì in un sorriso. Lo immaginavo, perchè mi rifiutavo di guardarlo.
Era già abbastanza doloroso così.
Mi sentivo esattamente come nel mio incubo: con un buco nel petto e con metà del mio cuore in mano sua.
< Le tue guance sono umide di lacrime calde. > mormorò, scendendo poi sulla bocca < Le tue labbra sono ancora tumide dei miei baci. > constatò con una nota di soddisfazione nella voce < Ed i tuoi occhi sono ancora così caldi e ricchi di sfaccettature... > concluse alzandomi nuovamente il viso.
Rimasi a fissarlo come un baccalà, con la bocca leggermente aperta e gli occhi schiusi fino all'inverosimile.
Avrei dovuto battere le palpebre, ma non volevo. Se l'avessi fatto temevo che quell'attimo di magico equilibrio si sarebbe spezzato e Jacob sarebbe svanito per far posto ad un Edward in smoking.
< Sarà dunque questo l'ultimo ricordo che avrò di te. Domani il tuo cuore cesserà di battere e diventerai solo la brutta copia della mia Bells. Non avrai più il suo odore, il suo calore, il suo sorriso... >
Probabilmente avrebbe sfornato un elenco piuttosto lungo se io non lo avessi zittito, ponendogli un dito sulle labbra.
< Guarda che avremo ancora tempo! > lo incoraggiai, quasi sorridendo.
In realtà ingannavo più me stessa che lui.
Jacob alzò un sopracciglio interrogativo.
< Avrò una luna di miele come tutti gli altri, Jake. Non ci rinuncio! Il resto avverrà al nostro ritorno. >
E con quella frase buttata lì mi illudevo del fatto che avrei avuto ancora qualche attimo rubato da passare con lui. Un abbraccio, una carezza, uno sguardo, un sorriso che avrei serbato gelosamente nel cuore di vampira e che mi avrebbe scaldato il corpo ghiacciato quando ne avrei sentito il bisogno.
Jacob però indietreggiò atterrito.
< Che significa “come tutti gli altri?” > si cavò a forza le parole di gola, dove sembravano esserglisi incastrate.
Io arrossii < Lo sai... La prima notte di nozze e... > ancora una volta non terminai la frase.
Jake gridò un “NO!” disumano, che mi fece perdere il rossore di colpo. Sobbalzai impaurita, vedendo il suo corpo tremare.
Stava per trasformarsi, realizzai sconcertata.
Jacob stava per lasciar esplodere la sua furia con un ringhio poderoso che l'avrebbe tramutato in un lupo ed io non sarei stata graziata come Emily, lo sapevo.
Jake mi avrebbe fatto a pezzi.
Ero la fonte del suo dolore e chiunque, pur di non provarne, era disposto  a distruggerla.
Sembrava assurdo, ma ero irrealmente calma.
Persino il mio cuore taceva di nuovo.
Mi sentivo anestetizzata.
Attendevo gli artigli del lupo come una specie di benedizione.
Finalmente avrei smesso di far soffrire sia lui che Edward con ogni mio gesto o pensiero.
Si sarebbe angosciati ed uccisi l'un l'altro in seguito, ma io non mi sarei dovuta schierare da nessuna delle due parti. Non mi sarei spaccata di nuovo.
Eccola lì, la Bella egoista che faceva il suo glorioso ritorno.
In quel momento non m'importava delle conseguenze della mia morte, anche se sapevo che ci sarebbero state eccome.
In quel momento volevo solo tappare quella voragine che sputava sangue nel mio essere in qualunque modo.
< Lui non ti metterà le mani addosso! Io non glielo farò fare! Ti ucciderà, Bells! Vuoi farti ammazzare!? > urlò, reggendosi al muro e respirando a pieni polmoni per placarsi.
< Non mi succederà niente. Proveremo con... > tentai, ma feci di nuovo la mossa sbagliata.
Jake cadde a terra, reggendosi l'addome e gridò come se lo stessero torturando.
No.
No, no, no.
NO!
-Cretina!-
Potevo anche volermi morta, ma la sofferenza di Jake proprio non riuscivo a sopportarla.
Lui veniva prima di me, accidenti!
Mi inginocchiai accanto a lui, prendendogli il viso febbricitante e sudato tra le dita, e lo convinsi a guardarmi.
< Sarò sempre la tua Bells, Jake. Funzionerà. In qualche modo funzionerà! Lo faremo funzionare noi, te lo prometto! > dichiarai risoluta, ma per nulla convinta delle mie parole.
< Non capisci che mi uccidi con le tue parole, Bella? >
Bella. Non più Bells.
E quel soprannome mi sembrò uno schiaffo in pieno viso.
< Tu non vuoi rinunciare a lui ma vuoi anche me. Vuoi tenermi legato a te nonostante tutto! E sai benissimo che ci riuscirai! Sono io, solito coglione, che te lo lascio fare! > mi rinfacciò.
Era vero.
Lo vedeva anche lui, allora, il mio egoismo.
Non ero perfetta ai suoi occhi, ma gli andavo bene lo stesso, nonostante non ne facessi mai una giusta ed il suo cuore traboccasse di tagli e cicatrici che io stessa gli avevo inferto.
Senza potermelo impedire cominciai a singhiozzare e i tremori di Jake si acquietarono un poco, alla vista delle mie lacrime.
< No. Non fare così. Ci credo. Funzionerà dai. > cercò di consolarmi lui, vestendo nuovamente i panni del mio meraviglioso ed altruista migliore amico.
Ed era lui che ora metteva me davanti a tutto, persino a se stesso.
Scossi la testa, gridando di dolore nell'udire l'ennesimo strappo di cuciture.
< Non ci credi nemmeno tu, Jake! > dissi, intervallando ogni sillaba con un singulto.
< Fa male, vero? Bells, guardaci! Come puoi dire di amare più Edward se stai così per me? > mi chiese con voce incrinata.
Come potevo?
Era una bella domanda ed avevo accuratamente evitato di pormela fino a quel momento.
< Ti amo, infatti. > sussurrai, facendo nascere l'ennesima cascata di lacrime.
Avrei tanto voluto che fosse sufficiente.
< Lo so. > mi rispose lui, premendo ancora le sue labbra sulle mie.
Glielo lasciai fare.
Fermarlo ancora sarebbe stato troppo doloroso ed io non avevo più forze.
Ero al limite.
< Resta con me. Resta umana.  > supplicò Jacob al mio orecchio, mordicchiandomi poi il lobo.
Singhiozzai.
Non potevo.
Non più, era troppo tardi.
Troppo tardi.
Come granelli di sabbia in una clessidra i miei minuti scorrevano incessanti e non c'era modo di arrestare la loro discesa.
Gettai un'altra occhiata alla sveglia.
Le cinque e un quarto.
Poco più di un'ora all'alba.
Sperai che bastasse.
< Jake, fa l'amore con me. > gli proposi d'istinto, senza tuttavia esserne pentita.
Lui si ritrasse come scottato e nei suoi occhi nocciola il desiderio si alternò alla paura.
Era l'unica cosa che mi era rimasta da dargli.
L'unica cosa che Bells poteva ancora donare al re del suo cuore, battendo sul tempo Bella.
Non attesi la risposta di  Jacob.
Non gli diedi tempo di pensare o di chiedermi ancora di rimanere con lui.
Non avrei potuto sopportarlo, non ero forte come un vampiro e non avevo la guarigione veloce di un licantropo.
Ero l'essere più insignificante tra tutti e forse proprio per questo non facevo che creare un disastro dietro l'altro, come se avessi, per sbaglio, fatto cadere una tessera di un domino.
Una dopo l'altra ora venivano giù tutte, distruggendo la bella creazione precedente.
Mi fiondai sulle sue labbra, facendogli perdere l'equilibrio.
Jake rispose immediatamente al mio bacio e le sue mani già esploravano la pelle della mia schiena quando chiusi gli occhi e mi lasciai andare.

Di quei violini suonati dal vento, l'ultimo bacio mia dolce bambina
brucia sul viso come gocce di limone, eroico coraggio di un feroce addio.
Ma sono lacrime mentre piove.
[L'ultimo bacio - Carmen Consoli]

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

eccomi di nuovo : rinnovo i complimenti per il netto miglioramento.

mi è piaciuto molto questo capitolo. Oh meglio l'ho odoiato perchè sei riuscita a interpretare perfettamente la Bella della Meyer . il personaggio letterario , più idiota, egoista e indeciso della storia. é proprio lei, che bacia Jake e gli dice che non cambia niente, e lei che lacera il suo cuore e quello di lui , e si autoconvinge che non c'è altra soluzione perchè ama di più Edward. è lei cieca e sorda all'amore vero, annebbiata dalla droga.

e la odio, la odio da matti, stupida bambina vizziata che non merita l'amore ne del uno ne dell'altro.

ti do solo un piccolo consiglio di grafica, quando ci sono i pensieri rivolti a se stessa come discorso diretto potresti scriverli in corsivo, sono di più facile identificazione e non confondono il lettore.

se vuoi dare un occhio ho iniziato a pubblicare anche io la mia long.

al prossimo capitolo.

Noemi

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