"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

domenica 22 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo III

III
- Pelle Contro Pelle -
Ore che lente e inesorabili attraversano il silenzio del mio cielo,
per poi nascondersi ad un tratto dietro nuvole che straziano il sereno,
sentirle riaffiorare quando tutto sembra aver trovato il giusto peso,
aver la voglia di rubarle al tempo per potergli dare tutto un altro senso.
Distratto, stupido e testardo come sempre provo a farlo,
ho deciso di fermarlo per poterti avere ancora.
Non dire una parola.
Sperando che non se ne accorga ho strappato via anche l’ultima mezz’ora,
pensando che sia l’unica maniera per sentirti qui vicino ancora.
[Nuvole e lenzuola- Negramaro]


Da qualche parte, in un angolo remoto ed inascoltato della mia testa, Bella protestava.
Inveiva contro Bells che si stava concedendo a qualcuno che non era la persona che avrei incontrato di lì a poche ore davanti l'altare.
Tentava di bloccare le mie braccia che si stringevano attorno al collo di Jacob, le mie dita che s'insinuavano nei suoi capelli un po' lunghi come piacevano a me e la mia lingua che gli leccava il labbro.
I suoi sforzi, però, erano ovviamente vani.
Bells aveva reso sorde le mie orecchie, cosicchè non sentissi neanche le deboli proteste di Jake.
< Non farmi questo. > fu l'unica frase che riuscii a cogliere.
Le altre erano inframmezzate da ansiti e gemiti gutturali, sussurrati tra un bacio sul collo e l'altro.
Non avrei mai creduto d'esser capace di tradire ed invece lo stavo facendo, nonostante ogni mio neurone mi intimasse di fermarmi.
Ma non riuscivo nè potevo farlo.
Bells era padrona del mio corpo e non si sarebbe acquietata finchè non avesse donato l'ultimo suo residuo di umanità a Jacob, le cui mani, nel frattempo, avevano raggiunto i primi bottoni della mia camicia.
Ci alzammo in piedi per agevolarci l'un l'altro mentre ci spogliavamo con trepidazione.
Per un attimo fui colta da un'ansia ed un timore tipicamente femminili di cui avevo solamente sentito parlare da Jessica.
E se non fossi piaciuta a Jake? Se il mio seno gli forse parso insulsamente piccolo e le mie gambe troppo magre?
Provai a bloccarlo per dar voce ad una sola di quelle obiezioni, ma ormai lui aveva inserito il pilota automatico e continuò a spogliarmi, chiudendomi la bocca con la sua, avida.
Una volta nudi, uno di fronte l'altra, rimanemmo a fissarci quasi storditi.
Io probabilmente avevo una faccia da ebete e contemplavo il suo corpo nudo come fosse quello di un Dio greco, scolpito in un granito bruno.
Non c'era una sola imperfezione su di lui e dovetti distogliere lo sguardo dalla sua erezione con imbarazzo: dopotutto era la prima che vedevo in vita mia, al di fuori di un libro di anatomia.
La sua pelle abbronzata era imperlata da goccioline di sudore, dovute all'aria rovente che si respirava nella stanza ed allo sforzo compiuto prima per contenere la trasformazione, mentre la mia era intirizzita, ora che non c'erano più gli abiti a coprirmi.
Ad occhi estranei non potevamo sembrare più diversi.
Lui alto, forte e sicuro; io minuta, intimidita e pudica.
Lui bello da togliere il fiato; io appena guardabile.
Lui dal caldo color ebano; io dal freddo color avorio.
< Bells...sei... > Jake si schiarì la voce, tentando di trovare un termine che esprimesse i suoi pensieri, che non ero sicura di voler conoscere, poichè in quel momento realizzai di avere paura.
Una paura viscerale che mi annodava i polmoni.
Non volevo ascoltare, non volevo pormi domande o darmi tempo di avere ripensamenti o dubbi.
La minima frase avrebbe potuto mandare in pezzi tutto, farmi rinsavire e farmi fare marcia indietro. Perciò mi avvicinai a lui e lo zittii con un bacio prepotente, mossa soltanto dall’istinto, che con Edward dovevo sempre mettere a tacere.
In fondo, poi, non avevo nemmeno bisogno di sentire qualcosa da Jacob: i suoi occhi parlavano al posto della sua bocca.
Dentro vi brillavano desiderio ed eccitazione, velati di dolcezza e imbarazzo.
Era la prima volta anche per lui, dopotutto, non solo per me.
Le sue mani mi accarezzarono la schiena e sfiorarono il sedere, regalandomi piacevoli brividi.
La sua lingua trovò il mio seno ed io stupii entrambi lanciando dapprima un gridolino sorpreso e poi premendogli la faccia contro il petto perchè non smettesse.
Mi spinse sul letto, si buttò sopra di me e mi baciò ancora, ad occhi aperti, cercando nel mio sguardo la conferma di cui aveva bisogno.
Gli mordicchiai il labbro ed abbassai le palpebre arrendevole.
Ero sua, completamente sua. Due tessere di puzzle, io e lui, che finalmente avevano trovato il proprio naturale incastro.
Jake mi penetrò piano, senza protestare quando gli conficcai le unghie nella schiena dal dolore.
Stilettate di sofferenza, simili a punture d'ago, mi pizzicarono il basso ventre, che inconsciamente, però, iniziai a muovere per assecondare il ritmo che lui mi impartiva.
Per una frazione di secondo immaginai la faccia allibita che avrebbe sicuramente avuto Billy se ci avesse trovati così, dato che avevamo lasciato anche la porta aperta, ma Jacob -forse infastidito dal mio sorrisino- aumentò la velocità, annientando ogni pensiero razionale.
Annegavo dolcemente, nonostante cercassi in ogni modo possibile di restare a galla.
La forza che mi spingeva giù, però, stava avendo la meglio su di me e, lentamente, mi stava trascinando con sè in profondità.
Così alla fine mi arresi, scoprendo che annegare in due occhi scuri ed un sorriso mozzafiato non era affatto male.
Probabilmente era la migliore perdizione che io avessi mai sperimentato.
Inarcai la schiena, accogliendolo meglio dentro di me.
Mi sentivo il corpo percorso da decine di scariche elettriche che correvano su e giù per la spina dorsale, facendomi sentire viva come non mai.
I colori tenui della stanza di Jacob si fecero intensi e brillanti, il suo sapore più deciso, il suo tocco infiammante.
Vibravo come una corda d’arpa sotto le abili dita esperte del suo musicista.
Nella camera di Jake il tempo rallentò di colpo.
Veniva scandito dai nostri respiri affannati e dalle sue spinte decise, che mi mandavano in apnea.
Quei maledetti granelli di sabbia si bloccarono a mezz'aria dando modo a me e lui di godere appieno di quel nostro ultimo addio.
Lo sapevo io e lo sapeva lui, anche se probabilmente non voleva accettarlo.
Era il nostro modo di salutarci.
Alla Jake e Bella: ferendosi il più possibile per non correre il rischio di far rimarginare la ferita e dimenticare.
Amarci stanotte e morirne per il resto dei nostri giorni.
Lo strinsi di più a me.
Pelle contro pelle, labbra contro labbra, lui dentro di me ed io in lui in modo indelebile, perpetuo.
Avrei avuto un'eternità a disposizione per rievocare il suo sapore, il suo odore e maledire me stessa dell'ennesima coltellata d'addio.
< Ti... ti faccio male? > Jacob si fermò. Il suo viso sudato era illuminato da rimorso e preoccupazione.
Non mi ero accorta di aver iniziato a piangere.
Che sciocca che ero!
Scossi la testa e, tremando, mi alzai un poco per incontrare le sue labbra morbide e invitarlo a continuare.
< Ti amo. > mi scappò di bocca di nuovo, tra un ansito e l’altro.
Era così che avrebbe dovuto essere, che avrebbe dovuto SEMPRE essere.
Non avevo molta esperienza per poterlo affermare con certezza ma Jake era bravo nel fare l’amore.
O forse era semplicemente bravo a farlo con me.
Quando si mette il cuore in ciò che si fa, non riesce forse in modo migliore?
Probabilmente si.
-Non te lo giocare tutto il cuore, amore. Non ho sufficiente ago e filo per ricucirtelo ancora.
Perdonami, perdonami.
Io vorrei davvero restare dopo stanotte, ma inevitabilmente so già che non lo farò.
Odiami, odiami con tutto te stesso, perchè altrimenti questo nostro amore ti consumerà.
Spingi, ti prego.
Ancora e ancora.-

Ed il tempo tornò a scorrere veloce e brutale, facendomi crollare a terra di schianto dalla mia nuvola di zucchero filato.
-Ci siamo, è giunto il momento.-
Jake reclinò la testa all’indietro e gridò il mio nome artigliando la testata del letto ed io lo imitai, tra le lacrime.
Si accasciò su di me, respirando affannato ed il suo corpo quasi mi ustionò.
Gli baciai i capelli e le palpebre, reprimendo i singhiozzi che già mi scuotevano.
Jacob mi accarezzò le braccia felice, poi rotolò su un fianco per non pesarmi ed io mi rannicchiai su di lui, posandogli la testa sul petto.
Nella sua cassa toracica il cuore gli batteva ancora frenetico e quel suono, pensai, me lo sarei portato dentro le orecchie finchè avrei vissuto.
Anche se, alla fine, la prima notte di nozze fossi riuscita a fare l’amore con Edward non avrei mai potuto sentire il suo cuore battere. Non lo avrei ascoltato mai.
Non mi sarei sentita mai completa come ora.
< Bells...io... > iniziò lui.
< Shhhh. > sussurrai, posandogli un dito sulle labbra, facendolo tacere con dolcezza.
Sapevo ciò che voleva dirmi e non volevo ascoltare.
Non volevo andare in frantumi proprio in quel momento, dopo esser appena ridiscesa dal paradiso.
Qualunque parola sarebbe risultata scontata e superflua e avrebbe rovinato ogni cosa.
Restammo in quella posizione per una decina di minuti, che mi sembrarono soltanto poche manciate di secondi, dopodichè il respiro di Jake si fece più regolare e la sua mano smise di accarezzarmi i capelli, segno che si era addormentato.
Mi morsi il labbro inferiore, combattuta più che mai.
Bella si stava liberando delle sue catene e Bells non aveva la forza di imprigionarla di nuovo.
Guardai con odio quella sveglia che mi sbatteva in faccia crudelmente l’ora: le sei e mezza.
Dovevo andare.
Cappuccetto Rosso doveva proseguire per la sua strada, abbandonare il suo lupo appassionato lungo il sentiero e tornare a casa.
Non c’era più tempo e quello mio e di Jake era scaduto ormai.
Scivolai via dal calore del suo abbraccio contro voglia, piangendo mute lacrime.
Speravo che non si svegliasse.
Se avessi incontrato i suoi occhi non me ne sarei mai più andata, lo sapevo fin troppo bene.
Cercai in giro per la stanza i miei abiti, sparsi qua e là alla rinfusa, e li rindossai in fretta, senza badare di metterli dal verso giusto.
Insieme a loro stavo raccogliendo anche i pezzi di me stessa, cercando di tenerli insieme da sola visto che ora Jacob non l'avrebbe più fatto.
Presi un foglietto di carta dalla sua scrivania e scribacchiai un’unica parola, sbavata da gocce di dolore, che mi costò più fatica di tutte quelle che avevo pronunciato in quei diciott’anni di vita messe assieme.
Mi voltai verso Jake, che dormiva scomposto in quel letto troppo piccolo per la sua stazza e sorrisi, scolpendo con martello e scalpello nella mente ogni tratto del suo viso rilassato ed appagato.
Avevo freddo, un freddo che solo il calore del suo corpo poteva lenire.
Ed io, invece di lasciarmi scaldare da lui, stavo andando incontro ad una eterna vita di gelo.
“Per ogni bacio, Bells, ti levo almeno due anni.” avrebbe detto in quel momento, se fosse stato sveglio, lo conoscevo.
Io avrei riso e mi sarei lasciata baciare ancora, felice di avere poco meno di un anno, secondo i suoi calcoli.
Ma quello sarebbe successo in un’altra vita, se avessi fatto altre scelte.
Non oggi, nè mai.
In questo presente Bella e Jake non erano indissolubilmente uniti.
C’era un Edward di troppo a dividerli.
Quella constatazione e la consapevolezza che non avrei mai più sentito il suo tocco bollente o udito la sua voce furono le gocce che colmarono il vaso.
Uscii dalla stanza correndo, con la vista appannata di sofferenza e rimpianto e mi catapultai all’esterno, cadendo ginocchioni a terra.
Mi sbucciai i palmi delle mani ma non vi badai: quel bruciore era niente paragonato all’incendio che mi stava incenerendo l’anima, lasciando al suo posto macerie e carbone.
< Bella? >
Ancora una volta sobbalzai sorpresa nell’udire la sua voce e mi asciugai in fretta le lacrime.
< Seth? Sei rimasto qui?! > gli chiesi sorpresa...ed imbarazzata.
Chissà cosa aveva sentito.
Avvampai.
< No. Sono tornato a casa, ma poi ho pensato che avresti avuto bisogno di un passaggio per rientrare velocemente nella tua camera. Sapevo che non saresti rimasta con lui. > sospirò ed i suoi occhioni tristi mi bastonarono.
Annuii, incapace di proferire parola, scossa com’ero dai singhiozzi.
Mi lasciai prendere in braccio di nuovo, senza protestare, e lui mi riportò in fretta a casa, senza fare domande o commenti inopportuni.
Apprezzavo il suo silenzio più di qualunque frase consolatrice di circostanza che avrebbe potuto proferire per indorarmi la pillola.
Tanto sarebbe stata inutile: non c’era conforto per una come me. Ero un'assassina.
Avevo ucciso Jake tante di quelle volte da aver perso il conto.
Seth mi depose dolcemente sul letto e sparì così come era venuto, con un sorriso ed un’ombra nello sguardo.
Mi rannicchiai in posizione fetale, stringendo al petto lo scacciapensieri invece del corpo di Jacob e piansi di nuovo.
Le mie mani, le mie labbra, persino le doppie punte dei mie capelli avevano il suo odore.
Piansi ancora e ancora, finchè l’alba non si portò via il buio della notte.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, strange :):)
Davvero complimenti per la storia. E' vero che c'è stato un salto di qualità e si vede. In particolare ho adorato questo capitolo, è davvero, davvero bellissimo. La cosa che dovevi fare era capire i personaggi e lo hai fatto. Jacob somiglia tanto a quello dei libri e anche Bella, che alla fine fa sempre la cosa sbagliata.
La scena "rossa" è splendida. Se è la prima voltache ne scrivi una, tanto di cappello. E' facilissimo cadere nella volgarità o in prototipi ormai banalizzati. Molte sce di sesso sono uguali ad altre proprio per questo, tu invece hai regalato delle emozioni molto intese, che andavano anche oltre quello che stavano facendo. La scena mi è piaciuta tanto, ed è proprio da Jacob e Bella. Amarsi, ferirsi, per poi uscirne ancora più malridotti di prima.
Tanti complimenti, al prossimo <3
Un bacio
Ania <3

noemi romagnolo ha detto...

Jake che in qualche modo cerca di salvarsi, ma poi non ci riesce perché ha 16 anni, perché è innamorato perso, perché alla fine è quello che fa sempre cedere a lei, dargli tutto e uscirne distrutto.

Questa unica frase mi ricorda un altro momento che io considero fondamentale nella loro storia. Quando alice torna in New Moon, loro litigano, lui va via e poi torna. Torna chiedendo scusa anche se le scuse non spettavano a lui.

Ecco qui è uguale, Bella ferisce, lui subisce, accusa il colpo e rimane. Rimane consapevole di perderla comunque.

Alla Jake e Bella: ferendosi il più possibile per non correre il rischio di far rimarginare la ferita e dimenticare.

È un gioco perverso al massacro il loro rapporto, lo è sempre stato, anche prima del ritorno di Edward, quando Bella cercava Jake, lo voleva , ma non troppo. Aveva bisogno di lui ma nei modi e nei tempi in cui dettava lei. feriva e poi si pentiva, ma lo faceva ancora.

Non te lo giocare tutto il cuore, amore. Non ho sufficiente ago e filo per ricucirtelo ancora.

Perdonami, perdonami.

Ed ecco qua Bella, la bella della meyer perfettamente riassunta in questa due righe. La Bella cretina, stupida, egoista, immatura. Che fa gli errori, e poi chiede scusa senza pentirsi davvero, che prende quello che vuole e poi piange quando lei dovrebbe essere l’unica a non farlo.

È questa la bella che odio e che spero cambi presto che finalmente capisca e smetta di essere una bambina viziata, povera vittima del mondo che lei stessa ha costruito.

Davvero un capitolo intenso…

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