"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

domenica 22 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo IV

IV
- Sorridi, Bella. SORRIDI -

Oggi è un giorno qualunque, oggi si vive comunque e non so perchè.
Il tempo impone distanze, il tempo è fatto di assenze e non c'è un perchè. [...]
Si, lo so, lo so, lo so che si vede che ho pianto ma non si vede QUANTO.
E per sempre, dopo un addio, ti rimane dentro un leggero brusio.
[Mai più noi due - Dolcenera]

- Sorridi, Bella. SORRIDI. -
< Bella! Mi ero raccomandata riguardo al sonno di bellezza! >
Alice agitò un pennello traboccante di fard davanti al mio viso con rimprovero.
< Ho...ehm...avuto problemi ad addormentarmi. >
-L'eufemismo del secolo!-

Nemmeno cinque quintali del fondotinta sarebbero riusciti a coprire quelle maledette occhiaie ed il mio inspiegabile colorito verde-zombie.
Sembrava che fossi sul punto di rigettare.
Vomitare cosa poi non sapevo dirlo, dato che non avevo nulla dentro di me.
Non solo all'interno dello stomaco, no.
Mi riferivo anche alle mie emozioni, magicamente dissolte nel nulla.
Inebetita. Intorpidita. Addormentata.
Ecco pressappoco mi sentivo così.
In attesa che una scarica di defibrillatore mi rianimasse.
- Sorridi, Bella. SORRIDI. -

Quando, infine, la frusciante seta dell'abito scivolò sui miei fianchi, accarezzandomi la pelle, il mio bell'incarnato verdastro virò verso il grigio-topo-di-fogna.
Sospirai, osservando il vaporoso tulle che mi circondava la vita, in un perfetto gusto Alice, e lo strascico chilometrico, in cui sarei sicuramente inciampata con le trappole mortali bianche che facevano bella mostra di sé nella scatola delle scarpe.
Quella Bella, bianca come un confetto, che vedevo riflessa nello specchio, non sembravo nemmeno io.
Era il capolavoro di un artista dopo decine di bozze.
Mi piacevo.
Stranamente ciò che vedevo -faccia a parte- mi aggradava.
Per la prima volta mi sembrava di poter quasi essere all'altezza del mio futuro marito e della sua perfetta famiglia di statue semoventi dalla bellezza divina.
Pensare ad Edward in fremente attesa di fronte l'altare mi fece sorridere.
Lui coronava il suo sogno d'amore, io realizzavo il mio peggior incubo: sposarmi.
Odiavo i matrimoni e tutti gli annessi e connessi, soprattutto se la sposa in questione ero io.
C'era, comunque, qualcosa che stonava nel complesso.
Forse erano le mani contratte nei guanti fino al gomito, forse la linea dura della bocca o lo sguardo spento degli occhi...
Qualunque cosa fosse non mi dava l'aria della sposa felice.
Sembravo più un condannato a morte diretto al patibolo.
- Sorridi, Bella. SORRIDI.-

< Oh, tesoro mio sei stupenda, fatti abbracciare! >
Mia madre entrò nella stanza lasciandosi dietro la solita scia di Chanel, che da piccola le rubavo sempre e mettevo di nascosto.
Mi abbracciò forte e sussurrò parole d'orgoglio e commozione nelle mie orecchie, asciugandosi poi gli occhi con un fazzoletto, che tirò fuori dalla sua borsetta in tinta con l'abito color acquamarina.
< L'ho capito dal primo momento che vi ho visti. Tu ed Edward eravate destinati a stare insieme! Inseparabili! >
Crack.

Tirai a forza gli angoli della mia bocca all'insù, ma il risultato non convinse molto mia madre, che mi guardò come se mi fosse spuntato un terzo occhio.
< Bella, tutto bene? >
< Assolutamente. > annuii con forza, zittendo Bells che dentro di me gridava “Bugiarda!”.
Dio, dovevo farmi vedere. Avere una doppia personalità era sintomo di schizofrenia!
Renèe si consultò con Alice e Rose sul trucco e l'acconciatura ed infine lasciò il posto a Charlie, che entrò nella stanza rigido e con passo pesante, quasi si stesse addentrando in un territorio che pullulava di coccodrilli affamati.
< Beh, direi che l'effetto d'insieme è discreto. >
Sorrisi del suo modo impacciato di farmi i complimenti.
Per lui quella frase equivaleva al “Sei stupenda” di mia madre.
Abbracciai di slancio anche lui che, invece, impettito come un ciocco di legno, si limitò a darmi qualche pacca affettuosa su una spalla.
< Dimmi che hai segato un po' quei tacchi mostruosi. Non sono sicuro di voler sfigurare in altezza accanto a mia figlia. > sussurrò preoccupato, lanciando occhiatine angustiate ad Alice, che sorrideva angelica alla mia destra, fingendo di non possedere un super udito.
< Oh, a proposito Billy ha chiamato per avvertire che non arriverà in tempo per la cerimonia, ma sicuramente ci sarà al ricevimento. >
Crack.

Annuii di nuovo e salutai anche mio padre, rimanendo nuovamente sola con le mie due quasi cognate che, in poco meno di cinque minuti, sistemarono i miei capelli in una elaborata acconciatura simile ad uno chignon che lasciava sciolti soltanto due ciocche davanti al viso, dandomi l'aria di un salice piangente.
-Dio, Bella, ma una metafora un po' più allegra? -

< Bella, forse dovresti farti prestare il profumo da Reneè. >
Guardai Rosalie con aria vagamente spaesata e lei, sbuffando, borbottò un < Hai un odore nauseante. >, agitando una mano davanti al viso.
Crack.

Non era possibile che avessi addosso ancora il suo odore.
Avevo insaponato i capelli tre volte e strofinato la pelle fino a scorticarmela, ma evidentemente non era bastato.
Forse i residui di quella notte mi erano entrati sottocute, nel sangue, per quello loro riuscivano a sentirlo mentre io non più.
E forse proprio perché con lui mi ero sentita viva come non mai ora, invece, sembrava che avessi un piede nella fossa.
Risposi un < Si > smozzicato a Rosalie ed ingoiai le lacrime in silenzio, appiccicandomi un sorriso finto e tirato sul viso.
Dovevo resistere.
Sarebbe passato e col tempo sarebbe stato più facile, sempre più facile...
- Sorridi, Bella. SORRIDI.-

Quando ebbero finito e l'effetto d'insieme le convinse, Alice e Rose mi lasciarono sola nella stanza, in attesa che Charlie mi venisse a prendere e mi accompagnasse –sorreggesse, impedendomi di inciampare- fino all'altare.
Dalla grande vetrata che dava sul cortile vedevo gli invitati affluire in giardino come frotte di formiche davanti ad un granello di zucchero.
Si salutavano, chiacchieravano del più e del meno, ingannando l'attesa dell'inizio della cerimonia, ed infine si sedevano, creando un caleidoscopio di vestiti sgargianti ed espressioni gioiose che non riuscivano a raggiungermi.
Non ero partecipe della loro felicità ed allegria.
Ero distante, estranea, lontana da casa Cullen con la mente ma non con il corpo, di cui Bella aveva ripreso il controllo.
Il sole illuminava gli addobbi con cui Alice aveva tappezzato ogni singolo angolo di giardino, rendendoli iridescenti.
Era una giornata stupenda, perfetta per una matrimonio radioso, ma io non vedevo altro che nuvole ed ombre scure e minacciose in cielo.
Il mio sole si era spento, anzi, l'avevo smorzato definitivamente io stessa quella notte a suon di baci e carezze che non avrei mai dovuto concedergli.
Sospirai e mi tolsi i sandali con sollievo, iniziando a misurare la stanza a grandi falcate, tirando su la gonna perchè non mi ostacolasse.
Mi sentivo rinchiusa in gabbia lassù; peccato non avere una traccia di capelli lunga come quella di Raperonzolo da buttare dalla finestra per farmi soccorrere dal primo venturiero.
Inspirai.
Espirai.
Ed un dolore lancinante mi soffiò nel petto, che guardai subito allarmata rievocando l'incubo della notte precedente.
Niente.
Niente di visibile, fortunatamente.
Chiusi gli occhi e mi sedetti distrutta sul divanetto di pelle bianca e fredda, che mi ricordava tanto l'abbraccio gelido di Edward.
Avevo la testa che sembrava un palloncino troppo gonfiato: all'ennesimo sbuffo di fiato sarei esplosa senza dubbio.
Cercavo di tranquillizzarmi, ripetendomi che il mio era solo il classico attacco di panico prematrimoniale, ma sapevo bene di star prendendo in giro me stessa.
L'ansia non aveva nulla a che fare con la morsa che mi stritolava le viscere e tanto meno con quella parte di me stessa che non faceva che porsi domande come: si sarà svegliato? Avrà letto il mio biglietto? Mi odierà? Non lo vedrò più? Verrà qui?
Nel formulare l'ultimo quesito rabbrividii e mi conficcai le unghie nei palmi delle mani, tentando di arginare quell'angoscia dirompente.
Ero una sciocca, povera illusa.
Inspirai.
Espirai.
Una, due, dieci, venti, cento volte ed alla fine il mio respiro si regolarizzò.

< Finché il tuo cuore batterà, Bella, sarò qui...e combatterò. Non dimenticare le alternative che hai. >
< Non vedrò mai nessun'altra Bella. Io vedo soltanto te. Anche quando chiudo gli occhi e provo a pensare a qualcos'altro. >
< Conosci quella storia nella Bibbia? Quella del re e delle due donne che si contendono il bambino? Re Salomone. Egli disse "Tagliate il bambino in due" ma era soltanto per metterle alla prova e vedere chi sarebbe stata disposta a rinunciare alla propria metà pur di salvarlo. Non voglio più spezzarti a metà, Bella. >
Ansimai ed aprii gli occhi. Jake mi stava sopra, nudo e si muoveva dentro di me con ritmo incalzante.
< Bella? >


< Bella? Bella, svegliati! >

Balzai in piedi esplodendo in un grido disumano, che mi privò di ogni residuo di energia.
Crollai a terra, afflosciandomi su me stessa, come una marionetta coi fili tranciati di netto.
Charlie mi si inginocchiò di fronte, livido di preoccupazione e mi prese il viso tra le mani, dandomi buffetti sulle guance perchè mi riprendessi, ma io non ero più in casa Cullen vestita da sposa. Io ero ancora nella stanza di Jake, nuda ed imbarazzata sotto il suo sguardo curioso.
Crack.

< Bella, tutto bene? Tu...ecco...ti sei appisolata e piangevi e... > mio padre tacque.
Si aspettava che capissi il suo silenzio denso di significati come avevo sempre fatto, poichè era il nostro modo bizzarro di comunicare quello, ma non ci riuscii.
La sua voce mi giungeva distorta e gracchiante, sovrastata dai gemiti di Jake.
Crack.

Ormai avevo perso il conto delle incrinature che stavano facendosi largo nel mio cuore, spaccandolo come fosse fatto di vetro.
Dovevo resistere.
Potevo ancora farcela.
Non era poi tremendo sposarsi senza il proprio migliore amico, senza l’altra metà del proprio cuore.
- Sorridi, Bella. SORRIDI.-

< Bella? Bella, tu invocavi...Jacob nel sonno. >
Bum.

L'esplosione finale.
L’annientamento totale del mio essere.
La devastazione e la desolazione tipiche dello scoppio bombe atomiche spazzarono via quel poco di me stessa che era rimasto integro.
< Bella, Charlie, tutto bene? >
Arrivarono silenziosi come un branco di ombre.
Alice, Esme ed Emmett si stagliavano sulla soglia della stanza nella loro perfezione eterea come un gruppo di modelli dalla bellezza abbagliante.
Avevano sentito il mio grido ed ora guardavano ansiosi i muri e gli scaffali, come se dietro di essi potesse celarsi il motivo delle mie urla.
< Tutto sotto controllo. > rispose mio padre anche per me, alzandomi di peso.
Alice, poco convinta, mi rimise ai piedi i tacchi, con deliberata lentezza.
Scrutava il mio viso con sospetto e nei suoi occhi leggevo lo stesso tormento di quando vedeva qualcosa di spaventoso che mi riguardava e non me ne poteva parlare perchè io, fragile umana, avrei potuto commettere azioni avventate.
Quando ebbe finito ridiscese tra gli ospiti insieme ad Esme e ad Emmett, lanciandomi un ultimo sguardo penetrante.
Dal canto mio, tentavo di ricordare come si camminasse, avvinghiata al braccio di Charlie per non rovinare di nuovo a terra.
Mi lasciavo guidare da lui e nel frattempo cercavo qualcosa dentro di me.
Una scintilla, una luce, un borbottio, un qualunque segno di vita, ma tutto taceva.
Vuota.
Ero un guscio che non conteneva alcunchè al suo interno.
< Fà un sorriso, Bella. Ti stai sposando, non è molto...uhm...carino presentarsi col muso lungo. >
Mio padre si stava lambiccando il cervello per riscuotermi, riempiendomi la testa delle prime cose che gli venivano in mente, ovvero parole insulse e inutili.
Lo ascoltavo con un orecchio solo, mentre con l’altro auscultavo me stessa.
Niente battito, niente respirazione.
Muta.
Morta, prima ancora di diventare vampira.
< Bella, cerca di camminare dritta, stiamo per finire addosso agli ospiti. > sussurrò ancora Charlie, direzionandomi al centro del tappeto bianco che si srotolava fino ai piedi di Edward come una lunga lingua.
Era bellissimo nel suo smoking nero lucido e l’accessorio che più gli donava era quel sorriso sghembo carico d’amore che, però mio malgrado, non riuscivo a ricambiare.
Avevo i muscoli facciali bloccati in una espressione terrorizzata.
- Sorridi, Bella. SORRIDI.-

Cavolo, stavo per ottenere ciò che volevo, ovvero un'eternità con l'amore della mia vita e reagivo a quel modo?
Ma che mi prendeva?
Decine di occhi curiosi mi accarezzavano con lo sguardo mentre incedevo a passo lento e strascicato verso l’altare. Talvolta riuscivo anche a cogliere qualche commentino malizioso o di ammirazione, ma anche quelli mi scivolavano addosso.
Ero insensibile, fredda
Morta.
Il defibrillatore non era riuscito a rianimarmi in tempo.
< Bella, mi sto seriamente preoccupando. Ti porto all’ospedale. >
Non risposi; continuai a fissare Edward, sforzandomi di comunicare telepaticamente con lui.
Niente, non recepiva, come al solito.
Io per lui ero silenziosa come una tomba e così sarei rimasta per l’eternità.
Spostai gli occhi alle sue spalle, immergendoli nel verde scintillante della foresta deserta ed ebbi uno spasmo.
Cercavo un baluginio, un riflesso ramato, un segno della sua presenza, ma non ne trovai.
Non c’era.
Non sarebbe venuto ed era persino giusto, solo che non riuscivo ad accettarlo.
Speravo e, si sa, la speranza non è razionale.
E' solo l'ennesima stronza che ti abbindola e ti trascina verso l'alto solo per poterti far schiantar meglio al suolo.
Lui mi odiava, questa era la verità, almeno quanto Bells stava odiando Bella in quel momento, che costringeva le mie gambe a proseguire imperterrite.
< Bella se non mi dici qualcosa bloccherò la cerimonia e arresterò i Cullen per sospetto...non so...possesso di droga che di sicuro ti hanno fatto ingerire. >
< No. Va bene. Sto bene. Andrà bene. >
< Funzionerà. In qualche modo funzionerà. Lo faremo funzionare noi. >
-Bugiarda, ipocrita!-

< Tutto bene un corno, Bella! Stai piangendo! >
< La sposa si commuove sempre > risposi monocorde, arrivando ad un passo ad Edward col viso rigato di lacrime amare, che probabilmente avevano rovinato il trucco perfetto di Alice.
Edward era magnifico e mi sorrideva, come nel mio sogno.
E come nel mio sogno io indossavo un vestito da sposa e di nuovo avevo un buco, una voragine, un cratere nel petto che sputava sangue e che nessuno vedeva.
E gridavo a squarciagola richieste di aiuto che nessuno coglieva.
Possibile che non ci fosse, tra tutti quegli essere sovrannaturali presenti, qualcuno in grado di udirmi?
Le dita gelide di Edward trovarono le mie che, tuttavia, non ricambiarono la stretta e rimasero flosce e inermi.
Con un nodo in gola mi accorsi anche di non sentir più le familiari farfalle svolazzarmi nello stomaco.
Avevo ucciso anche loro, da brava assassina quale ero.
< Stai bene, amore? > mimò la domanda con le labbra il mio vampiro con apprensione.
Lo ignorai e cercai con lo sguardo tra la folla un paio d’occhi che trovai subito, poichè li avevo avuti puntati sulla schiena tutto il tempo, come due fari insistenti.
Portava una camicia scura arrotolata fino ai gomiti su jeans strappati e, vista la sua temperatura corporea, ero stupita che non fosse venuto in bermuda.
Deglutii a vuoto e frugai nelle sue iridi alla ricerca di un qualcosa, una qualsiasi cosa che rispondesse alla mia muta domanda.
Ma gli occhi di Seth rimasero imperscrutabili, così non capii nulla.
Per quel che ne sapevo Jake poteva ancora star dormendo, anche se questo non mi rasserenava affatto.
Si sarebbe svegliato prima o poi.
Si sarebbe risvegliato SOLO in un letto sfatto che sapeva anche di me.
- Sorridi, Bella. SORRIDI.-

Il prete, incoraggiato da un Carlisle fasciato da un frac grigio fumo, diede inizio alla cerimonia con le solite frasi di rito che fecero accomodare tutti i presenti in un rispettoso silenzio.
Dunque era giunto il momento.
Isabella Marie Swan stava per lasciare il posto a Bella Cullen.
Di me, della figlia di Charlie e Renèe, appassionata di biologia e interessata a letture impegnative come Jane Austen, Emily Bronte o William Shakespeare non sarebbe rimasto nulla.
Bella la vampira non avrebbe più mangiato, dormito, attirato disgrazie, fatto lunghi discorsi silenziosi con suo padre davanti alla cena o ad una partita in Tv, avuto bisogno di “momenti da umana” o preso a pugni il suo migliore amico che aveva tentato di baciarla, rompendosi una mano.
Non era il solito “voltare pagina ed iniziare un nuovo capitolo”, era più un “fare un rogo con ciò che si è scritto finora e ricominciare daccapo”.
Di Isabella Marie Swan sarebbe rimasta solo la polvere sui mobili nella stanza a casa di Charlie e vecchie fotografie in cui sicuramente non era venuta bene.
< Io, Edward Cullen, prendo te, Isabella Swan, come mia legittima sposa nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e povertà, in salute e in malattia, per amarti e onorarti fino a quando entrambi vivremo. Lo voglio. >
La promessa di Edward mi arrivò alle orecchie in ritardo.
Vedevo le sue labbra muoversi e il sonoro giungere con qualche secondo di distacco.
Mi sentivo come la protagonista di uno di quei vecchi film in bianco e nero girato male.
La sua bellezza inumana mi abbagliava come i primi tempi ma non ne avevo più paura.
Io lo amavo, amavo il mio David semovente, amavo il mio angelo di marmo, amavo il mio futuro marito e stavo facendo la scelta giusta. Ne ero più che sicura.
Bella ne era più che sicura.
Inspirai.
Espirai, cercando un coraggio dentro di me che avevo perso per strada durante la camminata fino all'altare.
- Sorridi, Bella. SORRIDI.-

Aprii bocca per pronunciare il mio voto di fedeltà eterno ma ne uscì solo un gemito strozzato, che venne sovrastato da un ululato agghiacciante.
Mi voltai terrificata verso Seth e lo vidi scalpitare al suo posto, desideroso di correre dal fratello sofferente.
Le mani di Edward, ancora agganciate alle mie, serrarono la presa fino quasi a farmi male.
Me ne liberai con uno strattone, orripilata dal mio stesso gesto, che lasciò Edward basito.
Tum-Tum.

Spalancai gli occhi sorpresa, accogliendo con sollievo il battito del mio cuore.
Oddio.
Ero viva.
Ero ancora viva.
Non era troppo tardi.
Io potevo porre rimedio e distruggere quella farsa mostruosa, salvando il salvabile.
Non volevo passare il resto dei miei giorni senza respirare, annusare o sentir battere il mio cuore.
“Per sempre” era un tempo spaventosamente lungo per una come me che, al massimo, si augurava di arrivare integra a fine giornata.
Stava succedendo tutto troppo alla svelta ed io volevo rallentare.
Non ero più sicura di voler diventare immortale, non ero più sicura di volermi cibare di sangue per il resto della mia esistenza, non era più sicura del mio cieco amore.
Non ero più sicura di niente, veramente, al momento.
Dovevo capire, dovevo capirmi prima di tutto per poter compiere un passo importante come quello. Non potevo permettermi di ingannare nessuno.
< Bella, cosa....? > Edward digrignò i denti, avvertendo i pensieri di chissà chi e tese i muscoli, come pronto a balzare su un invisibile avversario.
Non vi badai, poiché il secondo ululato mosse le mie gambe prima ancora che capissi cosa stava succedendo.
Tum-Tum.

< Mi dispiace. Non posso. Non ora. > sussurrai al mio vampiro, che mi fissava come se l’avessi appena fatto a pezzi e fossi in procinto di bruciare i suoi resti.
Sollevai la gonna ingombrante e corsi -quanto più velocemente me lo consentivano i tacchi- da Seth, sotto gli sguardi attoniti degli invitati al matrimonio che si stavano alzando in piedi tentando di comprendere.
< Portami da lui. > dichiarai risoluta liberandomi delle scarpe mentre Seth mi prendeva tra le braccia e iniziava a correre, incurante delle grida isteriche di mia madre e dei richiami della famiglia Cullen, che cercava di farmi tornare indietro.
Non ci avrebbero rincorso, lo sapevo per certo.
Dovevano mantenere le apparenze e non sfoderare i canini, mettendosi a braccare un licantropo.
Avrebbero scatenato un conflitto senza precedenti e non era nelle loro intenzioni.
Oltretutto non ne avevano nemmeno ragione: non era stata rapita o trascinata via con la forza, ero fuggita di mia spontanea volontà!
Seth sfrecciava tra gli alberi, saltando agilmente le radici scoperte e i rami bassi tenendomi sempre saldamente accoccolata al suo petto bollente.
Mi sentivo protetta e al sicuro, cullata dal suo frenetico battito cardiaco, che andava di pari passo col mio.
Il mio cuore, infatti, pompava adrenalina in corpo a velocità supersonica e Bells nella mia testa gorgogliava vittoriosa.
Tum-Tum.

- Dio, fa che arrivi in tempo-

Allo stesso tempo, però, ero dilaniata dai sensi di colpa.
Ero stata ancora una volta egoista.
Avevo distrutto Jake durante la lotta con i neonati con un bacio, poi gli avevo dato l’ennesima speranza –e anche qualcosa di più- per abbandonarlo di nuovo e, non contenta, alla fin fine non mi ero nemmeno sposata, causandogli dolore inutile.
E Edward!
Il suo sguardo abbandonato e smarrito mi aveva colpito come un pugno nello stomaco, ma non potevo condannarmi ad una vita di menzogne, figurarsi un’eternità intera!
Io volevo soltanto capire!
Forse però avrei dovuto bloccare gli eventi prima di arrivare alla catastrofe finale.
Quanta sofferenza inutile e sprecata per entrambi avevo causato!
Possibile che qualsiasi cosa toccassi si frantumasse sotto le mie dita come una statua di sabbia?
C'era rimasto qualcosa che ancora non avevo rovinato con la mia meschinità?
La foresta divenne un indistinto nastro dalle mille sfumature di verde e marrone sotto i miei occhi.
Seth correva quasi in apnea e gli alberi sembravano farsi da parte al suo passaggio. Riconoscevano il suo passo di lupo e gli facilitavano la strada.
Inspirai.
Espirai.
E quando alla fine si fermò, mi guardai attorno curiosa, cercando di capire perchè ci trovassimo nel bel mezzo di una radura poco distante da La Push, di cui vedevo le prime case aldilà dei robusti tronchi degli alberi.
Scesi con lentezza, riabituando i piedi nudi alla solidità del terreno e rabbrividii: il distacco dal calore di un licantropo mi procurava sempre la pelle d’oca.
< E’ troppo tardi. >
Mi voltai fulminea verso la voce che mi aveva colto di sorpresa alle spalle e mi ritrovai faccia a faccia con un Sam che dimostrava almeno quindici anni di più.
Il cuore registrò il significato di quelle parole prima del cervello e scivolò all’altezza delle ginocchia.
No.
No, no,no.
NO!
< Abbiamo perso le sue tracce al confine col Messico. >

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

C’è un momento in cui tutti gli sbagli fatti ci colpiscono con la forza di un uragano. Quel momento in cui, realizzi davvero di aver sbagliato, quel momento in cui vorresti disperatamente tornare indietro e per la prima volta sai di non poterlo davvero più fare. Questo momento è arrivato per Bella. Lei ha sempre parlato dei suoi sbagli è vero, si è sempre definita egoista ma ha sempre continuato ad esserlo perché in fondo ha sempre saputo che lui ci sarebbe sempre stato per lei. Ferisci, prenditi un altro pezzo di cuore ma torna sempre , perché lui è sempre li ad aspettare. Stavolta invece lui non c’è più, stavolta è rimasta sola. Stavolta che ha visto la strada che stava per percorrere e ha voluto cambiarla lui non c’era a tendergli la mano.

E adesso che lei deve crescere, e adesso che devo lottare per quello che vuole. Lei non l’ha mai fatto. Si è sempre fatta trascinare dagli eventi. I tutta la saga non c’è mai stata una decisione che sia stata veramente sua, lei ha messo in moto il meccanismo e poi è come se si è ad osservare gli eventi da spettatrice.

Il suono del suo cuore che si crepa in sottofondo di tutto il capitolo non è solo il rumore della sua lacerazione ma il rumore della sua presa di coscienza. Il rumore di una ragazza che forse finalmente si sta decidendo a crescere e prendendo la responsabilità dei suoi sentimenti ed azione.

È bello, molto bello, triste e denso di malinconia.

E poi la fuga con Seth? Forks ne parlerà per decenni , con grande gioia di Bella.

E ora? Non vedo l’ora di leggere il seguito.

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