"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

domenica 22 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo V

V
- Meteoriti In Collisione -
Mi rigirai nel letto, calciando via le lenzuola che mi si erano incollate addosso, e allungai una mano, cercandola.
Sapevo che l'avrei trovata lì, accanto a me quella mattina e quella consapevolezza mi aveva fatto sorridere prima ancora d'aprire gli occhi.
Cristo, se ripensavo alla notte appena trascorsa ero tuttora percorso da un brivido...e l'inquilino del piano di sotto si risvegliava di colpo.
Sperai che lei stesse ancora dormendo o mi avrebbe preso in giro fino alla fi...
Non riuscii a terminare il pensiero.
Tastai il letto, cercandola avidamente, ma le mie dita incontravano solo fresche lenzuola stropicciate.
Aprii di scatto gli occhi e mi misi seduto, allarmato, i sensi all'erta.
Vuoto.
Il letto era vuoto e di lei non c'era traccia.
Gli abiti che ieri le avevo sfilato con impazienza erano scomparsi, mentre i miei ancora facevano bella mostra di sé sul pavimento, e le uniche cose che testimoniavano la sua presenza in questa stanza erano il suo profumo, l'impronta del suo corpo sul materasso accanto a me ed un misero pezzo di carta bianco malamente ripiegato, adagiato sul cuscino.
Imprecai, alzandomi di scatto, invaso da una delusione profonda.
Diedi un calcio alla valigia, abbandonata sul pavimento, come avevo fatto anche ieri sera davanti ai suoi occhi attoniti, e scagliai un pugno rabbioso nell'anta dell'armadio, bucando da parte a parte il legno truciolato, per la frustrazione.
Se n'era andata!
Quasi non ci credevo.
PERCHE' se n'era andata, sgattaiolando via come una ladra?
Che avesse un impegno urgente?
Ah, Charlie!
Doveva essere senz'altro lui il motivo per cui non c'era: voleva rincasare prima che si svegliasse per non destare sospetti e non essere sottoposta al suo terzo grado.
-Si Jake, avanti, pigliati per il culo un altro po'.-
Mi passai una mano in mezzo ai capelli e mi infilai incazzato i pantaloni, digrignando i denti.
Ero un emerito masochista idiota.
La colpa era mia, non potevo nemmeno giocare allo scarica barile, dannazione!
Si, lei mi era quasi saltata addosso ma io, usando un centesimo della mia forza, avrei potuto respingerla senza alcuna difficoltà.
Era venuta a dirmi addio ancora una volta, lo sapevo bene, ma la mia razionalità era stata sormontata dagli ormoni impazziti e da un insensato pensiero che somigliava vagamente a “le farò cambiare idea in qualunque modo”.
Il che era equivalso ad una rovente notte di passione, che mi aveva infine annientato stamattina.
Avrei dovuto odiarla, ne ero perfettamente conscio, eppure se chiudevo gli occhi rivedevo solo la sua pelle bianca, gli occhi grandi ed annebbiati di desiderio, le labbra piene, i fianchi morbidi, i seni sodi, le mani piccole, i capelli sconvolti ed altre decine di particolari che mi ero impresso a fuoco nel cervello.
-Coglione, coglione!-
Calciai ancora quella valigia, irritato dalla mia debolezza quando si trattava di lei.
Sapevo che Bella era egoista oltre ogni dire, ma mai pensavo si sarebbe spinta oltre certi limiti.
Ok baciarmi.
Ok darmi false speranze.
Ok tutto quello che cazzo voleva da me e che io le davo senza mai protestare, ma quello no.
Porca puttana m'aveva donato la sua verginità, l'ultimo suo briciolo di umanità che solo dieci minuti prima aveva dichiarato di volersi far togliere dal vampiro!
Sfoderai un urlo e afferrai quel dannato foglio che prepotente richiamava la mia attenzione dal cuscino, mollando poi un pugno al muro, che vibrò sotto le mie nocche sbucciate.
Un'invisibile tenaglia si agganciò al mio stomaco, mentre un vago senso di disperazione mi accoglieva tra i suoi famelici artigli in anticipo.
Sapevo che leggerlo non mi avrebbe giovato, ma mi aspettavo ben altro che una sola, fottuta parola scritta di corsa, sbavata da quelle che sembravano lacrime.
“Perdonami”.
Scoppiai quasi a ridere per l'incredulità.
-Perdonarti, Bells? E di cosa? D'avermi illuso di nuovo, d'esserti presa ogni centimetro di me e avermi poi gettato via come fossi un giocattolo che ti ha stancato? DI CHE CAZZO TI DOVREI PERDONARE ANCORA? NON L'HO GIA' FATTO ABBASTANZA?-
Quasi me la vedevo rivestirsi silenziosamente ed in gran fretta per non svegliarmi, avvertendo il peso di quell'addio in tasca.
Probabilmente mi aveva lanciato un ultimo sguardo pietoso prima di scappare via da me, da noi, da quel sentimento devastante che ci univa e che, inevitabilmente, ci distruggeva ogni volta che eravamo vicini, come due meteoriti nella stessa orbita che entravano in collisione con un fragoroso schianto.
Afferrai il cuscino e lo scaraventai contro il muro con stizza, urlando nel vano tentativo di placare gli spasmi che mi percuotevano il corpo come violente frustate incandescenti.
-Vaffanculo, Bells. VAFFANCULO! -
Presi anche il lenzuolo e lo tolsi dal letto con foga
Dovevo liberarmi di tutto quello che sapeva di lei, anche a costo di dar fuoco all'intera stanza, o sarei morto soffocato.
Il problema era che non potevo strapparmi via anche la pelle, su cui era impresso il suo odore, come fosse un altro tatuaggio.
Accartocciai quel misero pezzo di carta, sporcato d'inchiostro, in una mano e uscii dalla stanza come una furia, incurante delle decine di proiettili che avevo impiantati nel cuore.
Erano opera sua.
Li aveva sparati volta dopo volta, sempre con precisione chirurgica.
Non mancava mai un colpo, accidenti a lei! Alla faccia della sua rinomata goffaggine!
Diretto all'esterno, desideroso soltanto di lasciar che il lupo prendesse il sopravvento su di me e lenisse la sofferenza che mi trascinavo dietro e che mi appesantiva l'animo come una zavorra legata al piede, quasi mi scontrai con mio padre che in quel momento usciva dal bagno.
Lo fissai sconcertato, notando l'insolito abito che indossava: un vestito da cerimonia nuovo di zecca.
Qualcosa non quadrava.
Aprii la bocca e poi la richiusi almeno tre volte prima di riuscire ad articolare un solo suono, che dovette sembrargli un gemito.
< Jacob, stai bene? > domandò lui, fissandomi intensamente, cercando di leggermi dentro.
Ma dentro di me non c'era più nulla da interpretare.
Era stato tutto polverizzato nell'esatto momento in cui avevo realizzato che giorno era.
Il matrimonio.
Il SUO matrimonio con la sanguisuga.
"Perdonami".
Ecco perchè.
Esplosi in un urlo che di umano aveva ben poco e crollai a terra tremando in modo convulso.
Mio padre gridava e tentava di fermarmi, ma la trasformazione era in atto e non riuscivo a bloccarla.
No. Non è vero che non potevo, non volevo.
Strisciai sul pavimento arrancando fino alla porta e poi mi alzai in piedi con fatica, catapultandomi all'esterno, dove la luce del sole mi trafisse gli occhi.
Raggiunsi il bosco piegato in due, col corpo in fiamme ed un ringhio sommesso a stento trattenuto tra i denti già divenuti zanne.
Lì lasciai che il lupo dominasse Jacob e corresse il più lontano possibile.
Forse avrebbe saputo affrontare meglio quella perdita che mi aveva svuotato dentro.
Ululando sofferente mi lanciai a rotta di collo tra gli alberi, frapponendo sempre più distanza tra lei e me.
Tra me e lei.
Tra il mio cuore straziato e le sue abili dita di incantatrice.
In realtà avrei voluto interrompere le nozze e sbranare ogni succhiasangue presente, in particolare lo sposo che avrei volentieri ridotto in poltiglia, però non lo feci, poiché sapevo bene poi non avrei retto il suo sguardo.
Mi avrebbe odiato esattamente come io adesso odiavo lei.
E l'odio di uno solo bastava.
Non volevo che ciò che avevamo condiviso venisse contaminato ancor di più.
Lei era mia, mia per sempre, in modo indelebile.
"Perdonami".
- NO, CAZZO, NON TI PERDONO BELLS!-
Ululai ancora, forte fino a scorticarmi le corde vocali e a sentire i polmoni salirmi su per la gola.
Doveva sentirmi, dovunque fosse.
Doveva macerarsi nel senso di colpa e, per forza di cose, pensare a me anche quel fottuto giorno mentre sorrideva raggiante agli invitati, mentre prendeva per mano il ghiacciolo, mentre pronunciava il voto, mentre lo baciava.
Ululai di nuovo, sofferente, avvertendo con chiarezza aprirsi l'ennesimo buco in petto al solo pensiero.
Non doveva dimenticare.
Doveva sentire il mio fiato caldo sul viso al posto del respiro gelido del vampiro, le mie mani bollenti al posto di quelle fredde del morto-vivente, i miei ansiti, i miei gemiti, le mie spinte e non quelle di un altro.
Qualsiasi cosa facesse doveva sentirmi dentro di lei, sempre.
Accelerai la corsa sperando mi sfiancasse e facesse perdere i sensi cosicchè non potessi più pensare.
Avevo la nausea, ero sul punto di vomitare e qualsiasi cosa si fosse frapposta sul mio cammino l'avrei sbranata senza pietà.
La odiavo, la odiavo così tanto che non riuscivo a non amarla, porca puttana!
Abbattei un albero senza tanti complimenti e mi rassegnai ad accogliere nella testa Leah, che mi tallonava insistente.
< Jake, che diavolo succede? E' stata Bella, vero? >
< Levati dalle palle! > ringhiai e accelerai ancora.
< Jacob, fermati! > Sam.
Scossi la testa, cercando -invano, lo sapevo- di scacciarli.
< Oddio, è quello che è successo? > domandò lei schifata dai miei ricordi, che non riuscivo a tenere per me.
Odiavo il lupo per questo. C'erano cose che avrei voluto non sapessero mai.
Cose mie. Nostre...cioè mie e di una lei mai appartenutami completamente.
Ululai ancora.
< Jacob, ti ordino di fermarti! Io sono l'al...>
< Non continuare, Sam. Non costringermi a rinnegarti. Non mi fermerò, dovessi anche staccarmi dal branco. Me ne vado! >
< Jake, no! Non ne vale la pena per quella...>
< Chiudi la bocca, Leah! Taci, dannazione! Non puoi capire! Lasciatemi solo! >
< Jake... >
< VAFFANCULO, HO DETTO CHE DOVETE LASCIARMI DA SOLO! CRISTO, NON CAPITE CHE IO MI SENTO MORIRE QUI? OGNI FOTTUTO ANGOLO DI QUESTO POSTO SA DI LEI. ADESSO NEMMENO CASA MIA E’ PIU’ UN LUOGO SICURO DOVE IO POSSA LECCARMI LE FERITE IN SANTA PACE! IO HO FATTO L’AMORE CON LEI LA’ DENTRO, CAZZO, E NON POTREI VIVERCI UN ISTANTE DI PIU’! >
Sfoderai l'ennesimo ululato poderoso, che probabilmente servì per chiarire meglio il concetto ad entrambi poiché avvertii le loro menti ritrarsi dalla mia con impaccio e solo Sam mi disse un’ultima cosa prima di lasciarmi solo < Torna pure quando sarai pronto, fratello. Noi ti aspetteremo >.
Poi chiusi gli occhi e, guidato dal lupo, aumentai la velocità, ignorando il dolore al fianco ed il bruciore dei tendini delle zampe che si flettevano sempre con maggiore intensità.
Stavo scappando di nuovo, si.
Scappavo da lei, da noi, ma soprattutto, ancora una volta, da me stesso.

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

Non so come era il tuo Jake prima, ma questo mi piace molto.

Ha quel comportamento irruento che è tipico di un ragazzino con il cuore spezzato. Insomma di solitosi dimentica parlando di Jake che si tratta solo di un 17enne. E per avere solo 17anni ,non ha già sofferto abbastanza? Jake è vero ha fatto tanti sbagli, ma li ha sempre capiti e ha cercato di non ripeterli l’esatto opposto di Bella, per me il gioco dell’età lo vince Jake e anche di parecchio.

Siamo arrivati ad un punto di rottura inevitabile in questo capitolo. Il cuore di Jake è stato ferito ancora una volta equesta volta nonpuò resistere oltre.

“DI CHE CAZZO TI DOVREI PERDONARE ANCORA? NON L'HO GIA' FATTO ABBASTANZA?”

Èstanco Jake, è innamorato ma da quel amore ha avuto più lacrime che sorrisi. Deve andare via,probabilmente lo capisco e lo condivido e credo anche che Bella dovrà faticare

parecchio per riconquistare la sua fiducia, perché qua di fiducia si tratta. È stato

così brutto vedere Jake felice per risvegliarsi accanto a lei e invece essere deluso.

Scappavo da lei, da noi, ma soprattutto, ancora unavolta, da me stesso.

Non credoche la odi, l’oddio è un sentimento forte e l’opposto dell’ amore non è l’odio. Lui la ama ancora ma preferisce credere di odiarla per cercare di non annegare in quel

amore che porta solo dolore.

La storia diventa sempre più interessante, sono curiosa. Dove andrà Jake? Si costruirà una nuova vita? Per quando resisterà senza di lei? saprà di nuovo essere felice?.

Queste sono le storie che amo, quelle che mi lasciano con tante domande, quelle che

quando chiudo la pagina penso ne voglio ancora, devo sapere. Quelle che mi fanno fare

il tifo per loro, quelle che il loro amore può superare anche questa.

Al prossimo capitolo.

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