"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

sabato 21 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo VIII

VIII
- Buco Nero -

Io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no.
E temo il tuo passato e il mio passato ma tu no.
Me e te, è così chiaro che sembra difficile.
La mia vita mi fa perdere il sonno sempre.
Mi fa capire che è evidente la differenza tra me e te.
Poi mi chiedi come sto e il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
a stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè.
La differenza tra me e te
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh!
Me e te.
Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è.
E penso sia un errore.
[La differenza tra me e te - Tiziano Ferro]

< Belle, sarà almeno la decima cucchiaiata che ingurgiti! > esclamò Ellie sconvolta.
Mi prese il barattolo di Nutella dalle mani ed io protestai, quasi battendo i pugni sul tavolo, capricciosa.
< Ridammelo! > ringhiai, protendendomi per cercare di sottrarglielo.
< Vuoi forse diventare un abbacchio? O peggio, riempirti di brufoli? Guarda che poi non ti si fila nessun ragazzo! > asserì con una faccia tremendamente sconvolta che mi fece scoppiare a ridere.
Era passata una settimana da quando ero tornata a casa di mia madre a Jacksonville e gli ultimi cinque giorni li avevo trascorsi interamente con Ellie.
Vicino a lei, Forks e il suo universo magico spennellato nei toni di grigio sembravano così lontani.
Mi mostrava angoli di mondo che non avevo mai visto prima e che non credevo potessero esistere.
La verità è che prima non avevo lei accanto che m'insegnasse a vedere.
Ero una cieca, rinchiusa in un centimetro quadrato di terra, che non si muoveva mai troppo per paura di inciampare e ferirsi.
E Ellie, invece, era straordinaria. Splendeva di luce propria come una stella, facendo brillare anche me di riflesso.
< Alzati, dai! Devo comprare un vestito nuovo. Stasera ho un appuntamento. >
Sbuffai, alzando gli occhi al cielo < Si, con mister-ho-un-quoziente-intellettivo-di-190-ma-non-so-cos'è-il-sapone-liquido. Nemmeno ti piace! Non fai che ripetere quanto sia noioso...che ci esci a fare? E perchè ti sprechi anche a farti bella per lui? >
Lei mi liquidò con un'alzata di spalle < Perchè le ragazze accompagnate suscitano il doppio dell'interesse nei single. Rappresentano una sfida, non te l'avevo detto? E' scientificamente provato! >
Sorrise divertita e afferrò la borsa che mi aveva regalato e che mi costringeva a portare -GIALLA.E.VIOLA. che orrore!-, spingendomi fuori casa con impazienza.
< Sei impossibile! Poi ti chiedi perchè non hai un ragazzo fisso da mesi! > la rimproverai con una punta di ironia nella voce, adeguando il mio passo strascicato al suo, degno di un maratoneta.
Mi era sempre più facile lasciarmi andare con lei.
Avevo scoperto anche di saper fare qualche battuta decente e di riuscire a ridere nonostante il buco nel mio petto si fosse esteso, ormai, per intero nella mia cassa toracica.
Quando c'era Ellie nei paraggi riuscivo a scollegare il cervello e a zittire quella litania dolorosa che ripeteva incessante nella mia testa: Dove sarà? Starà bene? Edward mi odierà? Li rivedrò mai? Le cose si sistemeranno senza troppo spargimento di sangue?
Quando, invece, lei non c'era soffocavo.
Di notte, per esempio, ero ancora tormentata dall'incubo spaventoso in cui Edward e LUI morivano per colpa mia e del mio meschino tenere il piede in due staffe.
Mi svegliavo gridando in modo atroce e sentendo nel palmo delle mani l'ultimo battito dei loro cuori.
Non avrei retto ancora per molto.
Ero al limite, rattoppata alla bell’e meglio e tappezzata di cerotti. Come facevo a reggermi ancora in piedi era un mistero.
Però dovevo stringere i denti, ingoiare la sofferenza ed andare avanti per la strada che avevo scelto.
Più lontana stavo da entrambi meno avrebbero sofferto.
Velenosa, ero velenosa!
< Belle? Ehi, che ne dici di questo verde? >
< Uhm...si, bello. > risposi sovrappensiero, senza nemmeno degnare di uno sguardo il vestito che la mia amica aveva indossato nel frattempo e che era identico al precedente, colore a parte.
< Uffa! Potresti esprimere un giudizio un po' più...specifico? A sentire te dovrei comprare l'intero negozio! > sbuffò Ellie, tirandomi poi addosso una stampella.
< Ehi! > protestai, alzandomi in piedi, pronta a farle il solletico per vendetta –avevo scoperto che era il suo punto debole.
< Su, Bella Addormentata, provateli! >
< E perchè? > domandai gettando un'occhiata poco amichevole ai jeans chiari che lei mi aveva lanciato.
< Perchè non compri mai niente per te e mi fai sentire a disagio. Dovresti farlo ogni tanto, sai? Fa bene all'umore! > sentenziò incrociando le braccia sotto il seno.
< Ma io non ne ho bisogno! >
< Oh, andiamo, Belle, non lo faresti nemmeno per me? > sbattè le lunghe ciglia con uno sguardo languido da cucciolo abbandonato che mi fece stringere lo stomaco.
< Ok, ok, se ci tieni tanto! Ma solo questi! >

< Che ti avevo detto? Non ti senti meglio? >
< Mi sento più leggera, certo. Ho speso tutti i soldi del mensile in un giorno solo, accidenti a te! > mugugnai contrariata, spostando le buste sull'altra mano.
Non che avessi comprato decine di vestiti come lei, ovviamente.
Io mi ero limitata a qualche paio nuovo di jeans -che in verità avevano proprio bisogno di essere svecchiati- e a due o tre t-shirt -che stavo per prendere nere, ma che lei mi aveva bocciato, passandomene alcune con colori sgargianti, rimproverandomi con un < Non sei una suora di clausura che devi vestire sempre di nero, Dio Santo! >-.
Con sorpresa, mi accorsi di essere soddisfatta dei miei acquisti.
Non era come fare shopping con Alice.
Lei non mi consultava o consigliava mai: semplicemente estraeva la sua inesauribile carta di credito e comprava ogni capo d'abbigliamento firmato su cui riusciva a posare i suoi begl'occhi dorati da vampira.
Non mi lasciava scegliere mai nulla ed io l'avevo sempre lasciata fare, poco interessata al mio guardaroba straripante di abiti eleganti o succinti che non avrei mai indossato.
Mi trattava come un manichino da vestire a suo piacimento.
Non che lo facesse apposta o con cattiveria, era solo fatta così...ma quel suo lato del carattere non aiutava la mia scarsa autostima.
Ellie, no. Era diversa.
Mi stuzzicava, mi rimproverava, mi prendeva in giro ma alla fine lasciava decidere me. Mi faceva sentire...LIBERA. Indipendente.
Ci fermammo allo Starbucks più vicino e, mentre Ellie ordinava al bancone, io guardai fuori dalla vetrata.
Come faceva la gente di qui ad andarsene in giro con questo caldo?
Non sudavano come la sottoscritta? Facevo tre docce al giorno, per la miseria!
Sospirai, guardandomi le mani leggermente abbronzate.
Ellie mi aveva deriso fino a piangere dal divertimento: < Ehi, che traguardo! Sei passata da color-mozzarella a color-provola-affumicata! >.
Scrutai critica l’anulare sinistro, sorprendendomi di non riuscire a scorgere nemmeno una linea più chiara.
L’anello appartenuto alla madre di Edward giaceva in fondo ad un cassetto nella mia stanza. Me ne ero sbarazzata il giorno stesso in cui avevo messo piede a Jacksonville. Quell’accessorio meraviglioso si trascinava dietro ricordi troppo pericolosi per il mio instabile equilibrio.
< Quel commesso non era niente male! Misà che si rimorchia meglio girando con un'amica che con un compagno occasionale! > commentò sovrappensiero Ellie, porgendomi il mio frappuccino e superandomi per mettersi seduta di fronte a me.
Mentre era di schiena l'occhio mi cadde su una macchia scura che faceva bella mostra di sè tra le sue scapole.
Rimasi sbalordita e gli occhi quasi mi uscirono dalle orbite.
< Oddio, ma tu hai un tatuaggio! > esclamai sconvolta.
< Si. Perchè fai quella faccia? Non è mica una brutta cosa! >
< Tutto il contrario! Sono ammirata! Non ti ha fatto male? Alla sola idea degli aghi mi sento svenire, io! > ribattei sporgendomi sul tavolo per vedere meglio in cosa consistesse davvero il suo tattoo.
Quando realizzai di cosa si trattava mi sentii morire.
< Un...un acch-acchiappasogni. > riuscii a balbettare, accarezzando con sguardo avido le linee nere marcate che formavano l'intreccio delle corde e quelle più delicate che davano consistenza alle piume.
Deglutii a vuoto mentre, senza preavviso, riemergeva nella mia testa il ricordo del mio regalo di compleanno, rimasto appeso alla testata del letto di Forks.
Solo.
Come solo si era risvegliato il mio migliore amico dopo che avevamo fatto...
Aprii la bocca inutilmente per prendere una boccata d’ossigeno, improvvisamente rarefattosi nell’ambiente circostante.
Ogni dettaglio legato a quella notte me ne sottraeva sempre di più.
Cercare di scacciare quell'immagine era inutile. Era come tentare di arginare una mareggiata con le mani: l'acqua si intrufolava attraverso le fessure delle dita, ai lati delle braccia...dovunque. Ed alla fine ti sommergeva.
Morsi ferocemente il labbro, quasi fino a farlo sanguinare, cercando di tornare in superficie per respirare.
Ellie si era voltata di nuovo verso di me, dopo essersi girata per mostrarmi meglio quel capolavoro di inchiostro sottocutaneo, e venne ancora in mio soccorso.
Impedì alle ondate di affogarmi, distogliendo i miei pensieri da ricordi dolorosi, che avevano come colonna sonora il tintinnio dolce e rassicurante dell'acchiappasogni, per dirigerli verso la leggenda Cheyenne che l'aveva spinta a tatuarsi proprio quell'oggetto.
< Molto tempo prima che arrivasse l’uomo bianco, in un villaggio cheyenne, viveva una bambina, il cui nome era Nuvola Fresca. Un giorno, la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera: "Quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero a nutrirsi di me; becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento e lo cacci via. Ma non capisco cosa significa o perchè lo vedo”. Con grande amore materno, Ultimo Sospiro della Sera rassicurò la piccola dicendole: “Le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti”. Nuvola Fresca rispose: “Ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche, che sono buone”. La saggia madre sapeva che in cuor suo sarebbe stato ingiusto chiudere la porta alla paura della sua bimba e così inventò un acchiappasogni.
Con un legno speciale, molto duttile, plasmò un cerchio, che rappresentava l'universo, e intrecciò al suo interno una rete simile alla tela del ragno. Alla ragnatela assegnò quindi il compito di catturare e trattenere tutti i sogni che la sua piccola avrebbe fatto. Se fossero stati sogni positivi sarebbero stati affidati al filo delle perline (le forze della natura) che li avrebbe fatti avverare. Se, invece, fossero stati negativi, sarebbero stati consegnati alle piume di un uccello, che li avrebbe portati via, lontano, disperdendoli nei cieli.
Ultimo Sospiro della Sera costruì, poi, tanti acchiappasogni e li appese sulle culle di tutti i piccoli del villaggio cheyenne. Man mano che i bambini crescevano abbellivano il loro acchiappasogni con oggetti a loro cari e il potere magico cresceva, cresceva, cresceva insieme a loro. Ogni cheyenne conserva il proprio acchiappasogni per tutta la vita come oggetto sacro portatore di forza e saggezza. Ancora oggi, a secoli di distanza, ogni volta che nasce un bambino, gli Indiani costruiscono un acchiappasogni e lo collocano sopra la sua culla… > Ellie si zittì per studiare la mia espressione.
I suoi occhi verde bosco scintillavano di eccitazione ed aspettativa.
< Davvero una bella storia. > commentai atona, sopprimendo Bells, che, dentro me, gridava, si dimenava ed era quasi incontrollabile. Mi stava distruggendo.
Strinsi i denti.
Inspirai.
Espirai, in un gesto che era divenuto ormai automatico ogni volta che la sofferenza si riaffacciava.
< Belle...sei la sorella di Hulk e me lo stavi tenendo nascosto? Sei cattiva! Ti rendi conto che il professor Bruce Banner è da sempre il mio uomo ideale? >
La mia amica mi scrutava curiosa ed io mi distrassi dalle mie elucubrazioni mentali giusto il tempo di chiedermi dove diavolo volesse andare a parare.
< Che stai dicendo? > le domandai con un sopracciglio alzato.
< Sei...VERDE. > commentò disgustata, frugando in borsa.
Mio malgrado, sorrisi.
Dopo mezzo secondo lei svuotò sul tavolino il contenuto della pochette di trucchi, che si portava sempre dietro, e prese ad illustrarmi come un po' di fondotinta e di cipria avrebbero potuto far miracoli per il mio incarnato.
Sospirai sollevata, poiché ero riuscita nuovamente ad ingabbiare Bells, e allo stesso tempo annuii distratta in direzione di Ellie, riflettendo sul fatto che fingere non rientrava propriamente nei miei talenti.
C'era chi era bravo a sfornare creme-brûlé; chi era in grado di fare un touchdown allo scoccare dell'ultimo secondo; chi era capace di entrare in una scatola piegando il proprio corpo come un libretto...
Io no.
Non avevo talenti nè particolari capacità -esclusa quella di attirare disgrazie con lo stesso principio dei parafulmini-.
Non potevo andarmene in giro a fare compere, a parlare di ragazzi e make-up come fossi un'adolescente qualunque.
Io ero una fuggitiva, una vigliacca che scappava da problemi che prima o poi di sicuro l'avrebbero raggiunta di nuovo e divorata.
Presto o tardi avrei dovuto buttare giù la maschera -viste anche le mie scarse doti interpretative- e, invece degli applausi di un pubblico entusiasta, mi sarei rimediata solo qualche pomodoro in faccia. Da Ellie per prima.
< Belle? Ti sei assorta di nuovo. > mi fece notare la mia amica, giocherellando con la schiuma del suo frappè.
< Oh si, scusa. Dicevi? >
< Nulla di importante... > buttò lì lei, contemplandosi lo smalto mangiucchiato delle unghie.
< Oh, andiamo, che c'è? > chiesi infastidita dal suo atteggiamento volutamente un po' offeso, un po' indifferente.
< Niente, davvero. Solo che...che ti capita spesso di incantarti. > osservò cauta, scrutando il mio viso alla ricerca di una reazione.
Cosa si aspettava?
Strilli e strepiti?
Non ero il tipo che faceva scenate per una banale osservazione; giusta, oltretutto.
Da quando ero a Jacksonville non facevo che fantasticare ad occhi aperti, rievocando le mie avventure al fianco di essere leggendari.
Mi sembrava che appartenessero ad un'altra vita; una vita che non avevo vissuto davvero.
Forse avevo avuto un brutto incidente e mi ero sognata tutto mentre ero indotta in coma farmacologico.
< Cosa vuoi sapere? >
< Quanti anni hai? >
< Diciassette >
< Da quanto tempo hai diciassette anni? >
< Da un po'. >

Edward ed il suo sorriso sghembo si affacciarono alla mia testa, provocandomi una fitta al costato.
Avevo scoperto, però, che ripensare al mio quasi-marito era meno doloroso che ripensare al mio lupo –che non richiamavo MAI alla mente-.
Sentivo come se Edward mi accompagnasse sempre, proprio come nel periodo in cui era sparito dalla mia vita, credendo di fare la cosa migliore per me.
La differenza era che ora non dovevo costringermi a compiere gesti estremi per vederlo o sentirlo.
Non avevo più bisogno dell’adrenalina: lui era parte di me.
Chiudevo gli occhi ed era lì, nella sua bellezza divina da togliere il fiato, e mi parlava, mi guidava, mi consigliava.
Era dolcezza e sofferenza al contempo. Era amore, nonostante tutto.
Ed io avevo sotto le scarpe, invece, i frammenti dei suoi bei sogni d’amore eterno.
Che idiota che ero stata!
Prima lo supplicavo di far di me un’immortale per poter condividere un’esistenza con lui e poi lo mollavo sull’altare senza nemmeno una parola.
Un’assassina.
Una sporca, lurida assassina.
Nonostante tutto, però, sorrisi.
Chissà come avrebbe reagito Ellie se le avessi raccontato che ero stata in procinto di sposare un vampiro ultracentenario.
< Lo stai facendo ancora. > borbottò la mia amica a denti stretti, stizzita.
< Lo so, scusami. Stavo...pensando. >
< Vorrei proprio sapere a cosa pensi così spesso. >
Chinai la testa, sentendomi a disagio.
Io conoscevo ogni dettaglio di Ellie, anche quelli più intimi, mentre lei non sapeva nemmeno il mio colore preferito.
Ero ermetica come una cassaforte su tutto ciò che mi riguardava.
Avevo chiuso il tutto a doppia mandata dentro il cuore…o ciò che ne restava dopo le due esplosioni atomiche.
Non le avevo parlato nè di Edward nè di…LUI.
Non le avevo raccontato di Alice, Rose, Emmett, Jasper, Carlisle ed Esme, che adoravo come una seconda famiglia o del mio rapporto basato su silenzi loquaci con mio padre.
Non le avevo detto che avevo rischiato di morire due o tre volte nel corso di quell’anno e mezzo e che quella cicatrice a forma di mezzaluna -che lei trovava tremendamente trendy- me l'ero procurata con il morso di una creatura che una volta esisteva solo nelle leggende.
La verità?
Avevo paura.
Paura che mi prendesse per pazza e ne parlasse con Renèe, convincendola a rinchiudermi in un manicomio con tanto di camicia di forza.
Paura che mi etichettasse e si allontanasse da me, negandomi così l’appiglio che mi consentiva di restare a galla –ovvero la sua amicizia- ed oltretutto non volevo sentirmi inferiore a lei.
Per una volta nella vita volevo essere NORMALE...ma forse non mi riusciva granchè bene.
Non ero proprio portata alla normalità. Nemmeno quel talento m'era stato fornito alla nascita.
Io ero il magnete-attira-disgrazie.
Sperai solo che una di queste, per sbaglio, non mancasse il bersaglio colpendo la mia amica al posto mio.
< Mia madre mi ha detto che prima abitavi in una cittadina con tuo padre. Oddio, aspetta, com'era il nome? Moks? Frogs? >
< Forks. > la corressi d'stinto con un sorriso, che si spense subito.
Se ripensavo a Forks inevitabilmente ripensavo a La Push e quindi a Sam, Quil, Embry e al resto del branco...compreso l'elemento ancora disperso -Seth mi teneva costantemente aggiornata via sms-.
Deglutii e serrai i pugni, conficcandomi le dita nella carne.
Inspirai.
Espirai.
Sarebbe passato, era solo un attimo.
Purtroppo, però, bastava anche una frazione di secondo a farmi crollare come un castello di carte. E per colpa sua crollavo troppo spesso.
< Forks... > ripetè Ellie pensierosa, bevendo poi un lungo sorso di frappè < E da quelle parti c'era qualcuno di...interessante? >
Non risposi.
Fissai il mio frappuccino senza realmente vederlo, con occhi velati di lacrime e il sangue che ormai colava dalle dita serrate della mano.
Fortuna che non ero a casa Cullen in quel momento.
< Oh, no, no, scusa! Non piangere ancora, non ho portato i fazzoletti! > la mia amica si alzò e mi venne vicino, stritolandomi in un abbraccio di conforto.
Aveva toccato un tasto dolente senza saperlo e la colpa non era certo sua, bensì mia e della mia testardaggine.
Ero convinta che sarebbe stato più facile tenere confinate Bella e Bells se non avessi ripensato troppo spesso alle mie azioni sconsiderate al fianco di esseri sovrannaturali, ma avevo sottovalutato la potenza devastante dei miei ricordi.
Avevano la violenza dei pugni in faccia, di quelli che ti spediscono K.O, al tappeto dopo dieci secondi dall’inizio del round.
Tirai su con il naso e mi aggrappai alle sue braccia di nuovo. Stava diventando un vizio, accidenti!
< Sono un piagnona, eh? > mi sforzai di fare una battuta ed un sorriso ma non mi vennero bene nè l'una ne l'altro.
< Si, lo sei! > mi prese in giro la mia amica, palesemente divertita.
< Ehi! Ma un po' di conforto? > risposi piccata, scacciandola via.
< Da me? Hai sbagliato persona, cara! Se stessi affogando, invece di salvarti, ti saluterei dalla riva sghignazzando come una iena! > rise di cuore, facendo voltare tutti i ragazzi del locale verso di lei.
Io risi con lei, sapendo bene che stava soltanto scherzando per tirarmi su di morale e mi sentii di nuovo spensierata.
Una spensieratezza inebriante ma atroce, che non mi apparteneva.
Forse il termine esatto era “vuota”.
Ero come un albero cavo, un guscio senza noce all’interno.
Ellie mi riempiva con la sua allegria e voglia di vivere ma, per l’appunto, quei sentimenti erano suoi.
Io mi limitavo a prenderne in prestito un po’ per sopravvivere, dando la parvenza di normalità, a cui tanto tenevo, a mia madre.
Inglobavo frammenti di Ellie e me ne cibavo.
Più che in un involucro vuoto forse mi ero trasformata in un enorme buco nero ambulante, che collassava su se stesso quando mi ritrovavo sola e non aveva più nulla di cui sfamarsi.
Non solo ero velenosa, ora ero diventata persino ingorda.

 




1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

Ti giuro Ellie che non sopporto più Bella o Bells o in qualsiasi modo la si vuole chiamare. Io non capisco come faccia sempre a trovare persone fantastiche, Edward (va bhe dicono che sia fantastico. Crediamoci) Jacob e adesso Ellie. Ma non è possibile, si piange sempre addosso, non sa fare niente. Una bambina viziata ecco cos’è. Niente di più niente di meno. E che cavolo, ti ha mai detto nessuno che puoi parlare di Edward e Jacob senza specificare che sono esseri soprannaturali ma solo due ragazzi normali? Te l’ha mai detto nessuno cazzo suicidati e smettila di tediare il mondo? Ok ok questa era cattiva ritratto.

Mi lascia molto a cui pensare il fatto che lei chiamo Jacob solamente lui. perché in teoria lei qua è ancora confusa, spezzata lacerata. Invece mi sembra che il suo inconscio delinei già perfettamente che Bells soffre molto di più di Bella. Non riesce a pensare a lui, non riesce a ricordare niente di lui senza stare male. Con Edward non capita, si ricorda del suo amore per lui ma in qualche modo tira avanti. Forse perché aveva già provato a vivere senza di lui, sapeva che cosa voleva dire e sì con qualche difficoltà ma in qualche maniera stava andando avanti. Invece non ha mai provato davvero ha stare senza Jake. Questa volta invece è successo è fa male. Fa più male che stare senza Edward?

Com’è che si vive senza sole Bells? Sei come una pianta, non cresci senza, ne hai bisogno, hai bisogno di lui come l’ossigeno.

Edward sembra il primo amore , quello che ricordi con un sorriso, ma quello che poi superi. E Jacob Bella? Come farai a superare il tuo migliore amico? Lui.

“Ero una cieca, rinchiusa in un centimetro quadrato di terra, che non si muoveva mai troppo per paura di inciampare e ferirsi.”

Questa è tutta l’essenza della Bella di Forks. Una bella cieca che vede la luce in Edward che pensa di risolvere tutti i suoi problemi in lui, e che in lui si aggrappa per uscire dal baratro della mediocrità in cui a sempre vissuto.

Questo è quello che non voleva Jacob. Lui voleva che vivesse con lui, non per lui.

E ora? Quanto ci metterà la bolla ad esploderà? Quanto ci metterà ad impazzire senza di lui?

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