"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

sabato 21 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo X

X
- Houston, abbiamo un problema -
Fluttuavo nell’aria.
Ero leggera, senza peso; una piuma incorporea.
Galleggiavo.
Vivevo.
Pulsavo.
Dondolavo.
Ero piccola, infinitamente minuscola.
Un granello di polvere caldo.
Un esserino appena sviluppato che ondeggiava seguendo un suono lontano e indistinto, come il ritmo di un tamburo.
Poi, di colpo, uno sgradevole odore mi aggredì le narici, facendomi venire la nausea.
Sapeva di rancido e aveva un retrogusto amaro.
Scattai a sedere sul letto, svegliandomi di colpo, pronta a correre in bagno, ma venni accecata da una luce intensa che mi trafisse gli occhi come fosse fatta di tante piccole schegge e mi costrinse a coprirmi la faccia col cuscino.
< Sveglia, pigrona! Ti ho portato la colazione! >
Una Ellie pimpante, fasciata in un sottile abito dello stesso colore delle sue iridi smeraldine, sbandierava un sorriso a trentadue denti.
Aveva aperto lei le tende, maledetta!
Dovevo scambiare un paio di paroline con mia madre riguardo l'orario delle visite.
Guardai la sveglia e per poco non mi alzai per strozzarla: erano le nove, Dio Santo!
Nemmeno di domenica potevo crogiolarmi nel calduccio del mio letto?
< Ellie, oggi non è proprio giornata. > mugugnai, voltandole la schiena e rannicchiandomi in posizione fetale, per cercare di placare il mio malessere fisico.
Che schifo, mi sentivo in bocca il sapore dello stufato di carne di ieri!
< Oh, andiamo! Ho preso dei croissant appena sfornati! Non ti fanno gola? > la mia amica mi sbattè sotto il naso una busta fumante e per poco non vomitai a letto.
Mi liberai delle coperte in cui ero avvolta con un calcio e, con una mano davanti la bocca, corsi al bagno e rigettai non solo la cena della sera precedente, ma credo anche il pranzo e la colazione.
Quanta roba avevo ingurgitato?
< Belle? Tutto bene? Hai un colorito da zombie... > Ellie comparve sulla porta del bagno, annusando i cornetti caldi < A me, comunque, non sembra puzzino così tanto. > borbottò.
< Portali via. > le riuscii a dire tra un conato e l'altro, premendo una mano sullo stomaco in subbuglio.
< Vuoi che ti regga la fronte? > propose premurosa ma un po' restia a mettere in atto la sua offerta.
Scossi la testa, pentendomene all'istante.
Mi chinai sul water e vomitai ancora, finchè quasi non svenni.
Ellie mi sollevò da terra per un braccio, che si passò sulle spalle barcollando sui tacchi a spillo, e mi riportò a letto.
< Mi dispiace che tu stia male. > confessò mordendosi un labbro e accarezzandomi la fronte madida di sudore.
Le rivolsi un debole sorriso e inspirai a pieni polmoni, sperando che avesse buttato al cestino quei croissant aberranti.
Al solo pensiero mi sentii male di nuovo e gemetti, rannicchiandomi contro il cuscino.
< Oddio, ma non è che ieri sera ti sei ubriacata, vero? > mi chiese sospettosa, arcuando le perfette sopracciglia bionde.
< Ti sembro il tipo? > biascicai, rigirandomi a pancia all’aria per fissare il soffitto.
Da qualche parte avevo letto che guardare a lungo una superficie dal colore omogeneo attenuava la nausea.
A me, comunque, non sembrava funzionasse granchè...
< No, in effetti no. E poi sei stata tutto il tempo seduta al tavolo. Potevi almeno sforzarti di ballare un po’! >
< Avrei pestato i piedi a tutti quelli che stavano in pista, Ellie. Non sono proprio capace di muovermi a tempo di musica. > le spiegai stancamente, chiudendo gli occhi e respirando profondamente.
< Vabbè, ho capito. Niente pub con te. Certo che amica che mi sono scelta! Il massimo del divertimento, eh?! > tentò di scherzare, ma la ignorai, continuando i miei esercizi di respirazione.
Se si azzardava di nuovo a trascinarmi in quello che lei chiamava “pub” e che io -e tutto il resto del genere umano- definivo "discoteca" l'avrei appesa a testa in giù al soffitto, al posto del lampadario.
Era stato come costringermi a buttarmi in una fossa piena di leoni affamati, anzi forse l’avrei preferito.
La musica assordante mi aveva probabilmente spaccato i timpani –sentivo ancora un fischio nelle orecchie, infatti- e le luci stroboscopiche mi avevano resa quasi sicuramente daltonica.
Inoltre mi ero sentita al pari di una zavorra per tutta la sera poiché la mia amica attirava ragazzi a frotte, come il miele richiamava le api, ma rifiutava sempre i loro inviti per farmi compagnia.
Alla fine l’avevo spinta -letteralmente- sulla pista da ballo con un certo Carter e l’avevo persa di vista per ore.
Forse mi ero anche addormentata al tavolo, aspettandola.
Quando tornò da me erano le tre di notte passate e il locale stava chiudendo.
< Peccato. Oggi volevo fare un po' di shopping! > esclamò Ellie con tono deluso.
Ma dove le trovava tutte quelle energie?
Aveva dormito meno di sei ore ed era riposata ed euforica, come se si fosse goduta una notte intera di sonno.
Perché dovevo sembrare sempre e solo io lo zombie?
Ogni tanto sospettavo che Ellie non fosse umana -non sarebbe stata una novità per me- o che facesse uso di sostanze stupefacenti.
Non c’erano altre spiegazioni!
< Tanto per far qualcosa di diverso. > ironizzai con la voce attutita dal guanciale, su cui avevo premuto la faccia nel frattempo.
< Mmm secondo me un po' stare all'aria aperta potrebbe farti bene. > mi stuzzicò la mia amica, pungolandomi sul fianco.
< Ellie, non mi va. > mi lamentai, mollandole un pugno sulla gamba perchè la smettesse.
Non mi ero mai sentita così male...almeno fisicamente.
Era come se mi fosse passato dentro un tifone e mi avesse scombussolato tutti gli organi interni, facendo compiere loro capriole e salti mortali con avvitamento.
Riemersi controvoglia dal cuscino e l'aria fresca che mi accarezzò il viso, proveniente dalla finestra che Ellie aveva appena spalancato, fu un vero toccasana.
Inspirai.
Espirai.
E come per magia la nausea si volatilizzò.
Il nodo in cui erano attorcigliate le mie budella si sciolse ed io riacquistai il mio solito incarnato cadaverico.
< Oh, Belle, ti senti meglio? > domandò speranzosa Ellie, con una mano già sulla maniglia dell’armadio.
< Mmm si. > bofonchiai, guardando sconsolata la sua espressione raggiante.
Avevo imparato a riconoscere i suoi atteggiamenti e quello che esibiva in quel momento era sinonimo di rogne per me.
La mia amica spalancò trionfante le ante del mio guardaroba e cominciò a tirare fuori tutte le mie magliette nuove ed anche i jeans, fino a sommergere interamente il letto.
Se sperava di fare di me la sua Barbie sbagliava di grosso!
< Prova questi, no, anzi, quest’altri! > gridava estasiata, porgendomi abiti, che immancabilmente cadevano a terra.
Repressi uno sbadiglio ed afferrai le prime due cose decenti dal mucchio che vidi e mi diressi al bagno, senza più degnarla di uno sguardo.
Quando ne uscii, dieci minuti dopo, la trovai intenta a spingere contro le ante dell’armadio, che straripavano.
< Ellie, li hai ripiegati i panni, vero? > le domandai, alzando un sopracciglio, già sull’orlo delle risa.
Era tremendamente buffa, con gli occhi strabuzzati e i capelli arruffati, che le ricadevano in ciocche disordinate sul viso arrossato dallo sforzo.
< Si. Ecco, vedi? Fatto! > esclamò, dando un ultimo poderoso colpo all’armadio, che sapevo sarebbe esploso non appena avessimo messo piede fuori dalla stanza.
Senza aspettare la detonazione, lei mi prese per un polso e mi trascinò via, chiudendosi la porta della mia camera alle spalle.
< Ah, Ellie, prima di andare in giro per negozi a scegliere il tuo ennesimo vestito firmato, passiamo in quella cioccolateria all’angolo? >

< Belle, datti un contegno, per la miseria! Ci guardano tutti! >
Ellie mi assestò una gomitata tra le costole che mi fece andare di traverso la terza?quinta?  barretta di cioccolato al latte.
< Oh, quanto rompi! Toh, riempiti la bocca! > le passai stizzita un quadratino di cioccolata che lei rifiutò.
< Si, va bene, prendi tutte quelle che vuoi e andiamo a pagare. Se non usciamo da qui ti proporranno un lavoro come bidone della spazzatura! > soffiò nel mio orecchio.
Mi afferrò per un gomitò e mi trascinò via dal reparto dolciumi, passando davanti quello dei salumi.
< Bleah! Ma cos’è questa puzza nauseante? E perché siamo in un supermercato? Volevo andare in cioccolateria, io! > protestai, puntando i piedi, cosìcchè lei dovette fare il doppio della fatica per portarmi via.
< Era chiusa, testona! E siccome stavi facendo i capricci come una bambina in mezzo al marciapiede ti ho portata nell’unico posto aperto di domenica dove vendono cioccolata! > ribattè lei, dirigendosi a passo di carica verso le casse, dove depose un cestino traboccante di barrette e cioccolatini.
< Dio Santo, diventerai una barca! > alzò gli occhi al cielo, estrasse la carta di credito di Renèe dalla mia borsa e ci pagò i miei “acquisti”, sbuffando come una locomotiva a vapore.
Quando uscimmo dal negozio venimmo quasi travolte dalla fiumana di gente che camminava sul marciapiede senza badare alle persone contro cui si scontrava.
Di tanto in tanto si sentivano persino volare insulti e parolacce.
Sgomitammo, passando a forza in mezzo ad una scolaresca diretta alla fermata dell’autobus, e ci fermammo davanti la vetrina di un negozio di scarpe, che Ellie, stranamente, nemmeno degnò di uno sguardo.
< Torniamo a casa, fa caldo! > mi lamentai, riconoscendo che mi stavo davvero comportando come una bambina rompiscatole e piagnucolona senza un motivo.
Mi avevano forse corretto il cocktail analcolico ieri sera?
In effetti un po’ mi girava la testa, ma forse era solo il caldo…
La mia amica mi prese da parte, togliendomi dalla traiettoria di un energumeno, che camminava spedito con la testa incassata in un giornale aperto, e mi fissò negli occhi con sguardo severo.
No, forse omicida rendeva di più l’idea.
< Belle, che diavolo ti prende? > mi aggredì, abbandonando le buone maniere.
Alzai le spalle, addentando l’ultimo quadratino della mia tavoletta di cioccolato, che ormai si era sciolta completamente, incollandomi le dita < Non lo so. Ho fame > bofonchiai mentre masticavo.
< No. Non hai fame. Lo vorresti un hamburger, ora? > mi fissò truce, assottigliando gli occhi fino a ridurli a due fessure.
< No! > esclamai disgustata < L’hamburger è così…sanguinolento! > esclamai, storcendo il naso.
Ellie fece un profondo respiro ed assunse l’espressione di chi aveva appena avuto la conferma che un meteorite stava per schiantarsi sulla Terra, incenerendo ogni forma di vita.
< Ok, Houston, abbiamo un problema. > asserì lei con una smorfia, riacchiappandomi per un polso e trascinandomi lungo il marciapiede arroventato fino ad una farmacia.
< Aspettami qui. > mi ordinò implacabile.
Annuii distratta e mi appoggiai al muro, posando a terra i sacchetti della spesa con sollievo.
Pesavano un quintale, accidenti, ed io avevo un mal di schiena lancinante, nemmeno fossi una vecchietta ottantenne.
Mi riparai gli occhi dalla luce e presi mentalmente nota che avrei dovuto comprare degli occhiali da sole.
La calura di mezzogiorno era insopportabile e investiva indistintamente tutti i passanti, che si proteggevano come meglio potevano con un cappello, un ombrello o soltanto bagnandosi la testa con dell’acqua.
I raggi solari che colpivano la strada ne deformavano i contorni dandole la parvenza di una fotografia scattata in fretta.
Mi toccai la fronte fradicia di sudore e mi accorsi di ansimare come se stessi camminando da ore in mezzo al deserto.
Cercai nella borsa una bottiglietta d’acqua ma non ne avevamo prese a casa, con Ellie.
La maledissi mentalmente e mi misi in punta di piedi cercando di vedere, oltre i cartelloni pubblicitari esposti nella vetrina della farmacia, cosa diavolo stesse facendo.
Era in fila alla cassa e reggeva tra le braccia cinque o sei scatoline rettangolari che sembravano quelle delle lenti a contatto.
Non sapevo le portasse e comunque, anche se fosse stato così, proprio nell’ora di punta doveva decidere di farne scorta?
Sbuffai e appoggiai la testa contro il muro cocente, chiudendo gli occhi e pregando di non scottarmi il viso.
Non ero un bello spettacolo con la faccia arrossata e la pelle che veniva via come quella di un serpente durante la muta!
Il chiacchiericcio dei passanti era insopportabile e premeva contro le mie orecchie come un martello pneumatico incessante.
Ero così stanca…
Ma quanto avevamo camminato ? E quanto ci metteva a tornare Ellie?
Aprii gli occhi e mi chinai a prendere nella busta l’ennesima barretta di cioccolato, temendo che un calo di zuccheri avrebbe potuto farmi svenire, ma barcollai e caddi addosso ad una donna di mezza età, che teneva per mano un bambino con la faccia sporca di gelato al cioccolato.
< Oh, mi scusi. > bofonchiai, reggendomi la testa e appoggiandomi al muro con una mano per evitare di sbarellare di nuovo.
In quel momento possedevo lo stesso equilibrio di un trampoliere e non avevo nemmeno i tacchi!
Il sole di Jacksonville era proprio una maledizione!
Come rimpiangevo il clima uggioso di Forks in quei momenti.
Il suo cielo grigio era favorevole ai vampiri, per questo i Cullen si trovavano così bene lì. Era scarso il rischio di trovarsi esposti alla luce solare, che rendeva la loro pelle scintillante come fosse ricoperta da decine di minuscoli diamanti.
Stare accanto ad uno di loro di giorno era come avere un angolo di paradiso iridescente a portata di mano.
Sorrisi involontariamente, riportando a galla il ricordo della radura in cui Edward mi aveva mostrato la sua vera natura e si era lasciato accarezzare dalle mie dita tremanti ed imbarazzate.
Mi ero sentita al cospetto di una divinità scesa in Terra.
Pensavo che non potesse esserci nulla al mondo più bello del suo sorriso illuminato dal sole, eppure un qualcosa l’avevo trovato.
Così abbagliante da oscurare persino il bagliore di Edward. Così caldo da sciogliermi più di quest’afa. Così intenso da sbiadire ogni colore. Così lontano da straziarmi l’anima.
< Un inferno! Dio mio ho dovuto fingere di sentirmi male per passare avanti a tutti e sbrigarmi! > Ellie si materializzò davanti a me, disfacendo la mia fantasia -che aveva una pelle bronzea ed un fisico scultoreo- ad occhi aperti.
Fortuna che c’era lei a riportarmi sempre coi piedi per terra.
L’abbracciai di getto per nasconderle le lacrime che avevano iniziato ad offuscarmi la vista e per acquietare i miei tremori.
Non riuscivo a cancellarlo. Non riuscivo ad andare avanti, facendo semplicemente finta che non esistesse.
Non potevo ignorarlo, nonostante mi impegnassi da quasi un mese ormai. Lui era parte di me e stavo anche iniziando a convinvere col fatto che possedesse la fetta più grossa del mio essere.
Quelle che rimanevano ad Edward erano solo briciole.
< Belle? Sono contenta della tua improvvisa dimostrazione d’affetto, ma non è proprio il momento! > mi rimproverò la mia amica, caricandosi addosso tutte le buste e fermando al volo un taxi per giungere prima a casa.
< Ellie, che succede? > le domandai, con una punta d’ansia nella voce.
Non l’avevo mai vista così pallida e preoccupata e iniziavo ad agitarmi anch'io.
< Niente, niente, di sicuro mi sbaglio. > minimizzò lei, indicandolo la strada all'autista imbranato, che stava per prendere la svolta sbagliata.
< Cosa hai comprato in farmacia? > le chiesi ancora, cercando di sbirciare il contenuto della bustina verde.
< Te lo dico dopo, ora sbrigati a scendere. Hai la faccia di una che sta per svenire! > esclamò, spingendomi fuori dall’abitacolo con poca grazia.
Non sapevo dire che espressione o colorito avessi in quel momento e non riuscii a specchiarmi nei finestrini del taxi per capire se mi avesse detto una bugia soltanto per farmi affrettare oppure no.
Pagò l’autista al volo e gli lasciò il resto come mancia, precipitandosi in casa di mia madre come una furia.
Investì persino Lilian, che le aveva aperto la porta con un sorriso cordiale sul viso.
Ellie non salutò né lei né Renèe e si fiondò al bagno, trascinandomisi dietro e sbattendosi la porta alle nostre spalle con un tonfo.
< Ok. > disse, prendendo finalmente fiato.
Si piazzò tra il lavandino ed il water e si legò i capelli con un mollettone, prima di estrarre una delle scatolette che le avevo visto in mano in farmacia.
< Toh! > sbottò allungandomela, reggendola tra la punta delle dita come se fosse infetta.
La guardai senza capire e mi sedetti sul bidet poiché iniziavo a vedere tre Ellie e la stanza ondeggiare paurosamente.
Le opzioni erano due: o stava arrivando un terremoto improvviso e dalla forza devastante, oppure avevo la pressione bassa.
Optai per la seconda -e più sensata- delle possibilità e respirai profondamente, cercando di restare lucida.
< Che cos’è? > domandai, prendendo la confezione dalle mani della mia amica.
< Belle… da quanto tempo non hai il ciclo? > svicolò la mia domanda, ponendomene un'altra.
Feci due rapidi conti e le risposi col fiato corto.
Perché in quel bagno faceva così caldo?
Avevo bisogno d’aria!
Mi alzai e aprii la finestra < Mmm l’ultima volta è stato alla fine di Luglio credo. Ad Agosto mi è saltato, ma è normale. Non sono mai regolare io. Renèe e Charlie non mi hanno graziato nemmeno in quello! >
< Belle…non so come dirtelo ma… > fece una pausa e io ne approfittai per sciacquarmi il viso con l'acqua ghiacciata, che servì a snebbiarmi, almeno in parte, la mente.
Poi mi guardai attorno e presi una barretta di cioccolata bianca dalle buste che Ellie aveva portato con noi in bagno nella fretta.
< Ti ho tenuto d’occhio. Stai sempre male ultimamente…E sai…l’ultima volta che ho visto una persona mangiare così tanta cioccolata con questo caldo è stata mia zia
Margaret. >
Annuii indifferente, gustandomi con deliberata lentezza il sapore dolce e zuccherino che mi accarezzava le papille gustative.
Deliziosa! Dovevo fare un’altra capatina a quel supermercato e fare scorta di quella roba!
< Belle, mia zia Margaret ERA INCINTA! > gridò Ellie.
Mi strozzai.
Iniziai a tossire convulsamente, fino a farmi venire le lacrime.
Lei sbuffò, si appoggiò al lavandino alzando gli occhi al cielo e aspettò con impazienza che riacquistassi un contegno.
< Ma che cavolo dici? > la aggredii alzandomi in piedi.
< Fallo, allora. Non ti costa niente. > mi porse ancora la scatolina rettangolare che non conteneva affatto lenti a contatto, come avevo pensato, bensì un test di gravidanza.
No, non era possibile.
-Oh, andiamo, ho fatto sesso una sola volta in vita mia e sono così sfigata da rimanere incinta?-
Sarebbe stato il colmo!
Arraffai lo stick con stizza dalle sue dita e mi sedetti sul water.
< Ehm…Ellie come si usa? > le chiesi poi imbarazzata.
< Oddio, aspetta, fammi controllare. >
Estrasse il foglietto illustrativo della scatola e mi guidò passo passo nell’operazione, ridendo sotto i baffi.
< Ora bisogna attendere cinque minuti. > concluse, appallottolando quella pergamena di istruzioni e gettandosela alle spalle.
Sarebbero dovute comparire due strisce rosa se il responso fosse stato positivo. In caso contrario se ne sarebbe presentata una blu.
Irrazionalmente, iniziai a pregare.
Non che fossi poi molto credente o praticante, ma chissà per quale stupida ragione gli esseri umani si ricordano della religione e di quell'ipotetico qualcuno lassù solo quando gli serve qualcosa.
E io avevo un disperato bisogno di vedere una linea blu.
Non era poi chiedere molto, no?
A Dio bastava sollevare un mignolo per esaudire la mia sciocca richiesta!
- Non deludermi, ok? Farò un voto alla Madonna. Giuro diventerò una suora di clausura ma ti prego...ti prego! -
Lo stick era appoggiato sulla lavatrice ed io ed Ellie lo fissavamo con insistenza, sperando quasi di avere il responso in minor tempo.
Più che un test di gravidanza sembrava una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
Il timer, che la mia amica aveva impostato, ticchettava fastidiosamente alle nostre spalle, scandendo quegli interminabili secondi con una precisione snervante.
Ad ogni trillo corrispondeva una rassicurazione diversa di Ellie.
Tic.
< Mi sarò sicuramente sbagliata. >
Tac.
< Non dovevo nemmeno comprarlo, non funzionano mai questi cosi! >
Tic.
< Andrà bene, Belle. Sarà blu, me lo sento! >
Tac.
< Senti, perchè non lo buttiamo e ci andiamo a mangiare un gelato? Mi sono sicuramente preoccupata per niente. Sono la solita apprensiva maniacale! >
Nella mia testa, però, un’orrenda sensazione si stava facendo largo e, col passare del tempo, acquistava vigore, trasformandosi in terribile certezza.
Quando, infine, il timer squillò gioioso, io chiusi di scatto gli occhi e la mia amica arraffò lo stick, respirando affannosamente.
< Ok. Ok. Ok, Belle, manteniamo la calma. > disse dopo qualche attimo.
< Non è blu, vero? > domandai orripilata, intuendo già la risposta.
< Ehm ...> e la sua incertezza era la mia condanna. < No. > disse infine, con voce sconfitta e delusa.
Aprii gli occhi e mi sedetti sconfortata sul pavimento, reggendomi la testa tra le mani, incapace di reagire.
Da qualche parte avevo letto che una forte emozione poteva causare uno stato di shock ed io sicuramente ero scioccata.
I sintomi c'erano tutti, constatai alzando lo sguardo sullo specchio: polso irregolare, sensazione di freddo e colorito più pallido del solito
-Non è possibile. Non è possibile.-
Possibile che quel dannato magnete-attira-disgrazie non smettesse di funzionare mai?
Non aveva un interruttore per lo spegnimento?
< Oh, accidenti! Tieni, fanne un altro! Non sopporto quella tua espressione. Sono stra-sicura che è errato! >
Mi porse una scatolina contenente lo stesso stick, di una marca diversa, che presi con mani tremanti e che, però, diede lo stesso responso del precedente.
Così come lo fornirono gli altri sette test di gravidanza che feci.
Quando Ellie mi passò il nono, gridai di frustrazione.
- Merda. -
Ero incinta.
Fottutamente, inspiegabilmente, maledettamente INCINTA.

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

“Fottutamente, inspiegabilmente, maledettamente INCINTA.”

Bhe Bella, non è che sia proprio inspiegabile il fatto che tu sia incinta. Mi sembra un po’ la domanda tipica del “Cioè”: se faccio sesso una sola volta posso rimanere incinta?

Cioè, ma porca miseria Tonna fino in fondo. Adesso è davvero il momento che smetta di agire senza pensare alle conseguenze. La fatto quando ha scelto Edward, l’ha fatto quando ha fatto l’amore con Jacob , l’ha praticamente sempre fatto. Bella prima agisce e poi si piange addosso. Esattamente come ora magnete attira disgrazia?

No amica Tonna si chiama essere cretini ed irresponsabile questo. Questo come prima reazione , mentre invece come seconda reazione dico che questo bambino , anche se assolutamente imprevisto potrà solo essere una benedizione per Bella. Ora dovrà crescere per forza, ed affrontare la vita, dovrà in qualche maniera venire a patti con se stessa e con il suo amore per Jake, perché quel piccolo esserino dentro di lei è la prova che quel amore esiste e non può più essere ignorato. Ora farà ancora più male perché dentro di lei c’è una parte di Jake, ora anche volendo non potrà mai più scappare da lui.

Ellie è sempre incredibile, solo una così poteva trascinare Bella- sono goffa –Swan in discoteca. E solo una così potrà riuscire a stare vicino a Bella in questi mesi che si presentano non turbolenti di più.

Lei è incredibile, tu la descrivi così bene che mi sembrava di vederla, lì ad armadio aperto a scavare fra i vestiti, una scena così quotidiana, come tutte abbiamo vissuto con la nostra migliore amica e che invece per Bella appare totalmente strana e forse assurda.

Sono loro, sono due amiche come tante, sono quello che a Bella è sempre mancato.

Non è un capitolo per niente noioso anzi…

E si delinea sempre di più il tuo stile.

Alla prossima recensione.

Baci

Noemi

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