"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

sabato 21 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo XIII

XIII
- Il gioco delle tre parole -

< Basta! Sono stufa! > proruppe Ellie.
Afferrò il telecomando, tolse l'audio e se lo portò dietro, impedendomi di far tornare la voce a Tom Cruise, che stava chiedendo alla sua fidanzata di sposarlo nel film “Mission Impossible 3”.
Quella scena mi commuoveva sempre, era la mia preferita e lei lo sapeva!
Come aveva potuto farmi una cattiveria simile?
< NOOOOOOO! > mi protesi verso la televisione, come se dalle mie dita potesse scaturire un qualche segnale elettromagnetico che agisse al posto del telecomando.
Furibonda, mi voltai verso la mia amica che, ignorandomi completamente, stava tornando con aria serafica dalla cucina.
Mi avvicinai allo schermo e tastai i lati per trovare il pulsante del volume, ma Ellie mi bloccò un mano prima che lo potessi premere.
Mi acchiappò per le spalle e mi buttò con poca grazia sul divano, gettandovisi, poi, sopra insieme a me.
Tra le mani notai che reggeva un blocknotes ed una penna a sfera blu.
La scrutai curiosa.
< Eccoci qua. Allora, conosci il gioco delle tre parole, Belle? >
< Mmm no, non credo. > risposi dopo aver interrogato il mio cervello, che aveva fornito esito negativo alla ricerca.
Decisamente non ero ai livelli di Google.
< Oh, andiamo! Non è possibile! Lo fanno durante i colloqui di lavoro, negli show televisivi più scadenti...persino dall’estetista per distrarti quando fai la ceretta! >
Scossi la testa confusa e disorientata.
Dove voleva andare a parare? Avevo imparato a leggere le sue espressioni e quella che indossava in quel momento non prometteva nulla di buono.
Era la stessa di quando aveva avuto la malsana idea di farmi fare una lampada –ero diventata color aragosta e mi erano spuntate vesciche su ogni centimetro di pelle, facendomi sembrare un drago rugoso- o di quando aveva voluto provare a farmi la ricostruzione delle unghie senza nemmeno guardare un tutorial su Youtube –ci eravamo ritrovate col gel fin sul naso e le dita tutte incollate-.
Rabbrividii e mi rannicchiai dalla mia parte di divano, prendendo in mano la ciotola stracolma di pop-corn al burro -di cui ero diventata insolitamente ghiotta da un paio di settimane a quella parte-, e mi preparai psicologicamente al peggio.
Con Ellie non c'era mai da stare tranquilli: l'altro giorno l'avevo sorpresa a sfogliare un libro pieno di nomi maschili e femminili per neonati.
Alla sola idea ancora tremavo.
< Dai, è semplice. Rispondi senza pensare, ok? Sapresti dirmi tre cose che ti terrorizzano? > chiese, stappando la penna coi denti, pronta a scrivere anche le virgole e le pause dalla mia risposta.
< Uhm…L'odore e la vista del sangue, parlare di sesso con mio padre, sposarmi. > risposi sovrappensiero, di getto, proprio come aveva detto lei di fare.
Avrei aggiunto anche: invecchiare, ferire le persone che amo e diventare vampira, ma mi trattenni.
Ellie esplose in una fragorosa risata, facendo schizzare la penna sul foglio dopo la "o" di sesso.
< Tuo padre ha tentato di propinarti la storiella delle api col fiore? > indagò con le lacrime agli occhi.
Il suo sorriso mi contagiò. Era stupendo e quel suo dente scheggiato nemmeno si notava, al contrario di quanto sosteneva lei!
< Per fortuna l'ho interrotto. Renèe lo aveva preceduto di dieci anni! >
Rievocare la faccia paonazza e terribilmente seria di Charlie suscitò nuove risa ed anche un profondo senso di nostalgia.
Mi mancavano i nostri quadretti familiari, conditi con una bella dose di silenzi e disastri culinari.
Quando lo avevo chiamato per informarlo di essere tornata da mamma avevo temuto che gli venisse un infarto, come al povero Harry Clearwater.
Era rimasto in silenzio dieci minuti cronometrati e poi aveva sussurrato un < Basta che sei felice tu. > che mi aveva atterrato.
Solitudine e delusione adesso gli facevano compagnia in quella casa troppo grande.
Abbandono e lontananza era quello che gli avevo lasciato, proprio come Renèe.
< Aspetta, aspetta. Hai detto MATRIMONIO? > Ellie, ripresasi dall'attacco di risate, quasi si strozzò con un pop-corn che mi aveva rubato.
Me ne infilai in bocca una manciata, sperando che fossero una scusa sufficiente a farla desistere, ma la mia amica non avrebbe ceduto.
Lo sapevo fin troppo bene.
< Ok. Continuiamo il gioco delle tre parole. Sembra sia l’unico modo di farti parlare! > sbuffò, alzando gli occhi al soffitto < Fammi i nomi dei tre ragazzi più carini della tua ex scuola. >
Oh beh, quello era facile.
< Edward. > sorrisi malinconica < Jasper ed Emmett Cullen. >
La mia amica finì di scrivere con un sopracciglio biondo inarcato.
< Sono fratelli? Hanno tutti lo stesso cognome. > notò, mordicchiando il retro della biro.
Annuii con forza, ingoiando un altro paio di pop-corn.
< Sono adottati, veramente, ma possiedono tutti una bellezza abbagliante. Impossibile guardare qualcun altro se loro sono nella stanza. > dichiarai risoluta, stringendo le labbra.
Una fitta rete di nostalgia mi accalappiò senza darmi modo di liberarmi.
Mi mancava la risata da orso di Emmett, le sue battutacce, il modo in cui si faceva riprendere da Rose, che però poi gli rivolgeva sempre un mezzo sorrisino complice. Mi mancava la tranquillità emanata da Jasper, il suo sguardo impenetrabile e la dolcezza dei suoi gesti affettuosi ma mai plateali verso Alice.
< … di loro? >
< Eh? >
Ellie nel frattempo mi aveva posto un’altra domanda, ma io me l’ero persa per strada, troppo occupata a godermi i ricordi dei giorni felici con quella che consideravo una seconda famiglia.
< Chi ti piaceva di loro? > ripetè Ellie, fissandomi intensamente. Nelle sue iridi incredibilmente verdi lampeggiava il fastidio.
Chiusi gli occhi, lasciando che il fiume dei ricordi mi riportasse indietro, fino al giorno in cui Edward mi salvò dal camioncino di Tyler, che aveva perso il controllo sull’asfalto ghiacciato.
Sospirai ed un battito cardiaco dopo stavo camminando da sola per Port Angeles, cercando di evitare quel gruppo di ragazzi dall’aria poco raccomandabile che intravedevo in fondo alla strada. In lontananza potevo già scorgere i fari rassicuranti della Volvo.
Era stata quella notte a dare il via a tutto. Era stata la miccia d’accensione dell’ordigno esplosivo che aveva sguinzagliato nella mia vita creature mitologiche, una gran quantità di stress, paura e soprattutto amore.
< Belle mi ha scocciato con questo silenzio stampa. Sono stata zitta e buona un mese e mezzo*. Adesso mi devi raccontare qualcosa! Non posso estorcerti le informazioni di cui ho bisogno mentre mi stritoli una mano in sala travaglio! Siamo amiche, no? > domandò, mordendo la penna con maggior forza, fino a spaccarne il rivestimento in plastica.
Eravamo amiche?
Sì, lo eravamo.
Mai avevo sentito qualcuno vicino come lei. Nemmeno Alice.
Non ero mai stata me stessa fino in fondo con la sorella di Edward. Non avrei potuto.
Primo perchè se non stava attenta, come suo fratello, con una carezza poteva sbriciolarmi lo zigomo; secondo perchè anticipava ogni mia mossa -prevedeva persino un semplice regalo, togliendomi il gusto della sorpresa- e terzo perché ad esempio non ci eravamo mai fatte una confidenza.
Cosa avrebbe avuto lei da condividere con me? Aveva fatto decine di esperienze persino in epoche diverse ed io invece ero alle prime armi praticamente in tutto.
Non che questo avesse mai ostacolato il mio rapporto con lei. Io l'adoravo e tante volte ne sentivo terribilmente la mancanza, ma non era come con Ellie.
Lei aveva la mia età, era bella ma era UMANA -quindi il mio senso di inadeguatezza era un po' meno profondo-, non si era già sposata -in amore era sfigata quasi quanto la sottoscritta- e mangiava quanto me -più per ingordigia che per fame-.
Inciampava, fumava, usciva col sole, respirava per davvero...
Avrei potuto continuare l'elenco all'infinito.
Non c'era paragone.
Ellie era una boccata d'aria fresca, di normalità, nei miei giorni d'apnea.
Il mio prolungato silenzio, tuttavia, le fece trarre le conclusioni sbagliate.
< Capisco… Senti, Belle, io ti voglio bene ma, se non ti apri con me, non và. Diventerebbe un rapporto a senso unico, non un’amicizia! > si alzò agile in piedi, ricordandomi la grazia da folletto di Alice, e buttò quadernino e penna sul divano, dirigendosi in cucina.
Annaspai.
Ecco, come al mio solito, avevo rovinato anche l'unica cosa buona che ero riuscita a conquistarmi da sola, senza nessun intervento magico.
-Le vecchie abitudini sono proprio dure a morire-
La seguii di corsa, buttando pop-corn e cuscini all'aria e ignorando un muto Tom Cruise che si spacciava per prete, infinocchiando il Vaticano.
La trovai appoggiata con la schiena allo stipite della porta a vetri che dava in giardino, con un sigaretta accesa tra le dita che si consumava da sola poco a poco.
< Ellie io… > azzardai, avvicinandomi con cautela.
Se nelle situazioni amorose ero un disastro, in quelle d’amicizia ero –se possibile- ancor peggio.
Non avevo mai discusso con nessuno, semplicemente perché non avevo mai avuto nessuno che si interessasse a me a tal punto.
Come dovevo comportarmi?
Dovevo abbracciarla? Rassicurarla? Rabbonirla? Portarla a fare shopping?
Esitai, intimorita.
Se avessi fatto la mossa sbagliata avrei perso Ellie e non avrei potuto sopportarlo. Non era più una questione d’egoismo: non volevo la sua amicizia per non affogare nel mio dolore.
La volevo perché avevo bisogno della sua allegria, delle risate che ci facevamo insieme e dei momenti intimi che condividevamo.
Nessuno si era mai spinto tanto in profondità con me e mi aveva lasciato vedere altrettanto di sé senza poi abbandonarmi.
Lei era la prima. Lei era un'amica, la mia migliore amica.
La sigaretta tra le dita di Ellie si era, intanto, ridotta ad un mozzicone, ma lei parve non badarci.
Continuava a fissarmi in attesa.
Inspirai.
Espirai.
< E’ una storia un po’ lunga…ti va di tornare a sederti di là? > le domandai avvicinandomi e tendendole una mano.
Lei mi gelò con uno sguardo astioso < Non devi sentirti costretta a parlare. Se non vuoi che ti ronzi attorno basta dirlo. So stare al mio posto, Isabella. >
Arretrai come se mi avesse schiaffeggiato. Era una sensazione che avevo già provato sulla pelle quando Jacob –con un po’ di sforzo riuscii a pronunciare mentalmente il suo nome senza sbriciolarmi- mi aveva chiamato Bella invece che Bells.
M’intestardii.
Diavolo, dovevo imparare a lottare per ciò che volevo e non a farmelo sempre sfuggire di mano senza alzare un dito!
< Eleanor Harmony Gray tu adesso vieni in soggiorno con me, ti cuci quella bocca e mi ascolti, ok? >
Se non fossi stata così risoluta sarei scoppiata a riderle in faccia.
Ellie aveva un’espressione che era un misto tra shock, furia e palese soddisfazione. Avevo fatto centro!
Mi tallonò fino al divano senza proferire parola e si sedette composta sul bracciolo, guardandomi schifata mentre mi accomodavo tra i pop-corn, sparsi sulla fodera prima nella foga di raggiungerla.
< Quando mi trasferii da mio padre a Forks… > attaccai ma Ellie sbuffò subito, dopo nemmeno una frase completa.
< Belle, saltiamo il prologo? Partiamo che so…dall’epoca romana invece che dal Cenozoico! Non vado molto d’accordo con i dinosauri. > borbottò contrariata, incrociando le braccia sotto il seno.
< Sei tremenda! > sospirai, passandomi una mano in mezzo ai capelli. Potevo averla anche sorpresa con quella mia uscita, ma questo non significava che mi avrebbe reso le cose più semplici.
< Ecco io…poco dopo essere arrivata a Forks ho cominciato ad uscire con un… >
Ragazzo? Riduttivo e falso.
Vampiro? Non mi avrebbe creduto.
< …con uno. > conclusi scocciata di quanto poco potessi rivelarle davvero. Dovevo mentirle ancora.
< Nome? >
< Edward. >
< Ah, uno dei bellocci della scuola. > La mente svelta di Ellie ricollegò in fretta le poche informazioni cavatemi prima di bocca.
Annuii sconsolata.
< L’avete fatto? > domandò ancora a bruciapelo. Iniziavo a sospettare che più che un resoconto dettagliato volesse solo conoscere le informazioni più piccanti.
Scossi la testa < Edward era all’antica. Voleva che ci sposassimo prima di… >
La faccia che fece Ellie in quel momento fu impagabile. Dovevo ricordarmi di tenere una macchina fotografica a portata di mano quando lei era nei paraggi.
Mi tolsi un popcorn da sotto il sedere e mi preparai all’ennesima domanda, che tuttavia tardava ad arrivare.
L’avevo scioccata ed ammutolita.
-MIRACOLO!-
< No, no aspetta… MI STAI DICENDO CHE STAVI SUL SERIO PER SPOSARTI A DICIOTTO ANNI? >
-Ah, ecco, mi pareva strano-
< TU SEI MATTA! T'AVEVA DROGATA, QUELLO? SPACCIAVA DI SICURO! DIMMI DI Sì OPPURE TI FACCIO RINCHIUDERE DI FILATO! >
La sua faccia sconvolta divenne insopportabile.
Scoppiai in una fragorosa risata, che lei non accennava a voler condividere.
Quando recuperai un minimo di contegno, lei alzò un sopracciglio scettica.
< E che ruolo ha Jacob in tutto questo? >
-Colpita e affondata-
Maledizione, Ellie non mancava un colpo.
Strinsi i denti e serrai le mani, spappolando il popcorn che stringevo nel pugno.
< Jacob è il mio migliore amico. Era. > mi corressi, chinando lo sguardo sui jeans.
Tanto perché non c’era mai fine al peggio erano gli stessi di quando eravamo andati alla discarica a scavare tra i rottami per trovare i pezzi di ricambio per le moto. C'era ancora una macchiolina di fango sul ginocchio a testimoniarlo.
Ingoiai la nausea e sollevai la testa, notando che Ellie si era avvicinata, incurante dei pop-corn che le sarebbero, probabilmente, entrati anche nelle mutande.
M’incitò silenziosamente a continuare.
< Il giorno dopo il mio diciottesimo compleanno Edward mi lasciò, credendo di fare la cosa migliore per me standomi alla larga. Lui e i suoi cambiarono addirittura città. Ovviamente non aveva capito nulla: mi era impossibile stare senza di lui. Mi trascinai avanti per mesi, smettendo di vivere. Charlie pensò persino di spedirmi qui da Renèe, sperando di svegliarmi dall'apatia in cui ero caduta...>
< Allora sei recidiva! > dichiarò Ellie con un mezzo sorriso.
La guardai di traverso, leggermente confusa.
< Quando sei arrivata qui vegetavi nelle stesse condizioni che mi hai appena descritto. Sembra proprio che sia l'unico modo che conosci di reagire all'abbandono. >
Annuii sconsolata, riprendendo il resoconto caotico che stavo fornendole, tagliuzzando la verità qua e là.
< In quei giorni cupi Jacob fu la mia salvezza, il mio sole. Il rimedio migliore contro le nubi minacciose che, l’assenza di Edward, aveva portato nel mio cielo… > feci una pausa, rivangando il ricordo di come non avevo esitato un secondo ad abbandonarlo per correre in soccorso di Edward in Italia.
La prima spaccatura netta del suo cuore.
Ero una catastrofe con le gambe, Dio santo.
< Qualche mese più tardi la sorella di Edward mi venne a cercare. Aveva paura mi fossi suicidata. Edward, fidatosi delle sue supposizioni e convinto da una serie di malintesi, decise di uccidersi a sua volta. Presi il primo aereo e lo salvai. Lui era tutta la mia vita. >
< Mi stai terrorizzando, Belle. Non ho mai sentito nessuno parlare così di un fidanzato. Più che amore, la tua sembra un'ossessione, una dipendenza, una relazione malsana. Era il tuo primo ragazzo? > domandò la mia amica, interrompendomi ancora.
Con riluttanza assentii.
Non era la prima a dirmi quelle parole.
< È come una droga per te, Bella. Ormai ho capito che senza di lui non puoi vivere. È troppo tardi. Ma io sarei stato una scelta più sana. Non una droga: io sarei stato l'aria, il sole. >
Stritolai con forza il tessuto della maglia che avevo tra le mani ed Ellie lo notò . Con un cenno della testa m'invitò a proseguire e si avvicinò ancora.
< Una volta tornata insieme ad Edward divenne difficile farli…convivere. > Tralasciai la parte in cui la mettevo a conoscenza del fatto che il licantropo era il nemico giurato del vampiro < Non riuscivo a rinunciare nè all'uno nè all'altro. Ero lacerata. Li volevo e li respingevo entrambi. > Presi fiato, riconoscendo che forse era stato quello il momento propizio in cui avrei potuto fermare il tutto per poter riflettere senza mietere vittime.
- Ogni lasciata è persa. -
Sospirai < Poi Jacob, un pomeriggio dei pochi che riuscivamo a passare insieme, provò a baciarmi con la forza ed io lo presi a pugni. Beh, veramente mi ruppi una mano nel tentativo e lui nemmeno si scalfì… > ammisi con vergogna.
Ellie scoppiò a ridere e alleggerì la tensione. Mi prese una mano, accompagnandomi a ritroso nei ricordi.
< Edward mi vedeva sempre più dilaniata, ma non faceva nulla per trattenermi. Ripeteva sempre che avrebbe accettato qualunque mia scelta…Non mi forzava, non mi giudicava ed era quasi snervante la faccia neutra che aveva ogni volta che vedevo Jake, che invece non mi nascondeva mai la sua gelosia. Infine decisi di sposare Edward, un mese prima di compiere diciannove anni. Volevo un futuro con lui, ne ero certa, e lo volevo il prima possibile. > buttai lì, aspettandomi la sua reazione spropositata.
Ma la mia amica taceva, assorbita dal mio racconto.
Deglutii a vuoto, mandando giù aria che mi raschiò la gola come una manciata di ghiaia.
< Jake, una volta ricevuto l’invito di nozze, se ne andò da Forks, deciso a non tornare più. Era ferito, Ellie. Si era fatto male e io...io prima lo aveva baciato. BACIATO, capisci? Sul serio, non sotto costrizione. Volevo convincerlo a non andare in quel posto , volevo che restasse accanto a me, al sicuro. Avevo mentito a me stessa fino a quel momento: sì, lo amavo.
Lo amavo più di quanto avrei dovuto e tuttavia non abbastanza. Ero innamorata di lui, ma ciò non bastava a cambiare nulla; era soltanto sufficiente a ferirci entrambi. A ferirlo, peggio di quanto avessi mai fatto... Sai, per un secondo, breve ma infinito, vidi una strada diversa srotolarsi al di là delle palpebre che sigillavano i miei occhi mentre mi aggrappavo a lui. Vidi con esattezza a cosa rinunciavo, vidi gli anni passare e persino le teste ciondolanti di due bambinetti con i capelli neri che giovano a rincorrersi nella foresta. In quel momento sentii aprirsi una crepa nel mio cuore, mentre un suo minuscolo frammento si staccava da tutto il resto**... >
< Certo che sei proprio tonta! > il commento sarcastico di Ellie mi raggelò e spense le mie ultime parole.
< Che vuoi dire? > domandai, sottraendo la mia mano dalla sua e puntando lo sguardo sul televisore, dove l’agente Ethan Hunt stava minacciando il cattivo della situazione tenendolo appeso con una corda fuori da un aereo.
Muoveva le labbra, ma non si udiva un solo suono nella stanza, se non il ticchettio dell'orrendo orologio a pendolo che la madre di Phil gli aveva regalato.
< Io non ti ho mai visto né con l’uno né con l’altro, parti da questo presupposto. Eppure, Belle, posso dirti con certezza che, per quanto tu potessi amare Edward, di sicuro amavi più Jacob. >
La fissai incredula.
< Non guardarmi così, non ho mangiato yogurt scaduti. So benissimo cosa sto dicendo. Non mi hai raccontato un solo dettaglio di Edward. Ti sei limitata a due commenti lapidari sulla tua dipendenza da lui e del futuro certo che volevi. Fine. Era questo il tuo folle amore? > non mi diede modo di rispondere.
< Di te e Jacob, invece, so molte più cose: come ti sentivi, cosa volevi, quello che hai provato quando vi siete baciati, la vita che hai immaginato con lui... QUESTO E' AMORE, Belle.
Soltanto pronunciando il suo nome tremi, soffri in modo atroce e quando soffri così è perché ami in ugual misura, amica mia. Forse hai amato Edward a quel modo prima che ti lasciasse, ma quell’abbandono ti ha segnata e cambiata, anche se non riesci a vederlo. Pian piano nel tuo cuore si è creato spazio sufficiente per Jacob e lui alla fine se n'è preso un pezzo più grosso di quanto gli spettasse. Non te ne sei accorta? Rispondimi senza pensare, come prima: chi ami più dei due? >
I suoi occhi smeraldini mi fissavano sinceri e duri al contempo.
Era la prima volta che qualcuno mi parlava a quel modo, senza peli sulla lingua, sbattendomi in faccia una verità che, per me, era sempre stata scomoda da accettare.
Stava cercando di farmi capire, di farmi crescere come io avevo sempre accuratamente evitato di fare.
Ignorai la sua domanda, ricacciando indietro lacrime rivelatrici che le avrebbero dato ragione e, testarda, provai a contestare.
< Ti stai basando su congetture e… > Lei mi zittì con un’occhiata glaciale.
< Congetture? Belle porti in grembo SUO figlio! >
Istintivamente portai la mano sul ventre, leggermente rigonfio, e mi morsi il labbro.
Chinai la testa, sconfitta.
< Edward stava festeggiando il suo addio al celibato ed io ero sola in camera. Seth, un amico di Jacob, mi portò con l’inganno da lui, tornato momentaneamente a Forks dopo la fuga a causa dell'invito solo per fare le valigie e sparire definitivamente. Litigammo di brutto quando scoprì che dopo la luna di miele sarei andata a studiare in Alaska. > il modo carino per dire che sarei divenuta vampira < E…non so come…gli ho chiesto di fare l’amore. Ellie, ero impazzita. Volevo donargli tutto quello che avevo, anche se sapevo che comunque l’indomani mi sarei sposata con Edward e che non avrei cambiato idea! L'ho lasciato con un misero foglio di carta con delle scuse... >
< Ma non c'è stata alcuna cerimonia il giorno successivo... > continuò lei, leggendomi il resto in viso.
< No. Sono scappata mollando Edward sull’altare…e quando sono arrivata a casa di Jacob, lui non c’era già più. E’ dato per disperso da allora. Sono quasi tre mesi… >
Una solitaria lacrima mi scivolò sul viso e lei si sporse verso di me, abbracciandomi stretta, come faceva sempre quando doveva consolarmi, ovvero almeno cinque giorni su sette settimanali.
Gli ormoni impazziti della gravidanza non aiutavano affatto il mio umore già di per sé ballerino.
< E tu volevi darmi a bere che non lo ami? Belle, smettila di prenderti in giro, tanto è inutile. E poi...non mi hai risposto prima, ma il tuo silenzio ha parlato per te. Quando ti soffermi a pensare se ami o no una persona, hai già la risposta.*** >
Tirai su con il naso, asciugandomi le lacrime dal viso con i palmi delle mani.
Perchè mi ero imbattuta in un'amica così perspicace?
Rimpiangevo Jessica tante volte per le sue manie di protagonismo che non lasciavano spazio ai miei problemi personali, in cui invece Ellie sguazzava felice.
Era riuscita a capirmi al volo, senza troppe parole e anche con la metà della verità a disposizione.
< Belle, il cuore te lo spaccano davvero una volta sola. Il resto sono solo graffi**** e... > mi chiuse la bocca con una mano per impedirmi di parlare < ...al contrario di quanto tu pensi il tuo s'è infranto non quando Edward t'ha lasciato, ma quando l'ha fatto Jacob, sparendo il giorno dopo che avevate fatto l'amore. Tu sei andata da lui convinta di trovarlo ancora lì, nonostante il dolore che gli avevi causato. Eri certa che ci sarebbe stato, che ti avrebbe aspettato, che avrebbe atteso speranzoso che tu rinsavissi o cambiassi idea. Probabilmente ti saresti anche sposata se lui fosse rimasto a Forks. Invece non c'era... >
Sgranai gli occhi di colpo e spalancai la bocca, stupita.
Doveva aver tirato a caso quelle conclusioni, non era possibile che mi capisse a quei livelli.
Nemmeno io capivo me stessa, come faceva a farlo lei?
Eppure il dubbio s'insinuò in me.
Forse era proprio quello il suo scopo: infilarmi la pulce nell'orecchio cosicchè mi facesse impazzire e mi costringesse a darmi una risposta.
La verità è che forse non avevo voluto darmela per paura.
Forse, inconsciamente, la conoscevo da tempo e l'avevo ignorata per non far crollare tutte le certezze che faticosamente mi ero costruita.
Chiusi gli occhi, piangendo ancora mute lacrime.
L'abbandono di Edward, in un certo senso, me l'ero aspettato.
Non mi ritenevo alla sua altezza ed era pazzesco che lui, LUI, mi amasse.
Cioè, insomma, bastava guardarci.
Era comprensibile che prima o poi si sarebbe stancato e mi avrebbe buttato via, come un accessorio fuori moda.
Perciò, seppur con dolore, avevo ingoiato l'accaduto e, nonostante avessi smesso di vivere, me n'ero fatta una ragione... almeno a livello inconscio.
La sua assenza credevo fosse la cosa peggiore che potessi sperimentare.
Poi, però, avevo assaggiato anche la lontananza da Jake e la sua era stata peggiore.
Davo per scontato che lui ci sarebbe sempre stato. SEMPRE.
Me lo aveva promesso, in fondo.
Lui era quello che se ne andava e poi tornava. Tornava sempre.
Lo pugnalavo, lo torturavo, lo bagnavo del suo stesso sangue, ma non si scoraggiava e, testardo, ricompariva davanti a me, a testa alta, pronto a stringere i denti e a sopportare altra sofferenza.
Non mi aveva mai abbandonato, nemmeno quando l'ordine di Sam gli aveva imposto di starmi alla larga.
Ellie aveva ragione.
Di colpo, la cieca che ero stata, schiudendo gli occhi, riusciva a vedere la luce.
Non mi ero sposata perchè avevo avuto paura di morire, sì, ma, soprattutto, di perdere Jacob in modo definitivo.
Come al solito, però, avevo agito troppo tardi ed ora ne pagavo le conseguenze.
Amavo Jake. Lo amavo davvero e più di quanto avessi mai fatto, solo che prima avevo il cuore distratto dai sentimenti per Edward -che mi ostinavo a mettere in primo piano- per capirlo.
Non era una dipendenza o un'ossessione, Jacob, che spacciavo per amore.
Era...dolce, leggero.
Un amore semplice, genuino, facile come respirare.
< Oh, come stoccata finale -giusto perchè vedo che stai soffrendo troppo poco- ti concedo la mia ultima perla di saggezza del giorno: se ami due persone contemporaneamente, devi sempre scegliere la seconda. Se avessi amato davvero la prima, non ti saresti innamorata di nuovo. > sentenziò Ellie con fare filosofico, scompigliandomi i capelli.
Diamine, ma perchè non l'avevo conosciuta prima?
Aveva sempre la risposta a tutte le mie domande, implicite o esplicite che fossero.
Come avevo fatto a vivere senza di lei, fino ad allora?

< Sono un caso disperato, eh? > sorrisi tra le lacrime, singhiozzando addosso a lei senza ritegno.
La sua bella maglietta lilla di Guess era da strizzare.
< Molto peggio! Ma diciamo che quello che mi hai raccontato è stato SOLO un pessimo inizio. E sai qual'è il bello? Che ciò che inizia male può solo migliorare.***** > mi sorrise ed io sorrisi con lei.
Forse mi sarebbe stato più facile andare avanti avendo la consapevolezza di essere capace di amare -anche se in un modo malsano e distorto-.
Era comunque una cosa che sapevo fare, giusto? Col tempo, magari, sarei migliorata. Dovevo solo far pratica, come con la bicicletta senza rotelle.
C'erano ancora speranze.
In fondo, senza Edward avevo smesso di vivere.
Senza Jacob mi ero relegata ad una vita solitaria ed incolore, ma pur sempre di vita si trattava.
E vivere era diecimila volte peggio che non farlo.
Un netto miglioramento anche quello, no?
 
*Nel caso non fosse chiaro Ellie intende un mese e mezzo dopo la scoperta della gravidanza di Bella
** Eclipse. Pagina 422.
*** Aforisma di Carlos Ruiz Zàfon
**** Rivisitazione di un aforsma di Carlos Ruiz Zàfon.
***** Altra, ennesima, rivisitazione di Carlos Ruiz Zàfon

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

Come iniziare questa recensione? Lo sai fino ad ora non ho particolarmente amato i capitoli della Tonna, ho trovato molto più coinvolgenti quelli di Jacob e non perché c’è Annie come tu mi dirai ma perché Jacob ha un modo totalmente diverso di affrontare il dolore. Lui sa che il dolore è li ma cerco di spingerlo via, di darsi una vita per quanto possa definirsi normale. Soffre , soffre da far schifo ma continua a vivere. Bella non lo fa, quando bella soffre tutto si annulla. Bella si isola dal mondo, Bella si chiude in ste stessa Bella semplicemente non esiste più.

Questo capitolo non è così, questo capitolo è il vero primo passo verso la crescita del personaggio.

Bella torna a vivere, anche con il cuore spezzato, Bella torna a respirare e a sentire l’aria.

Bella finalmente e dopo più di un anno da il nome giusto al suo sentimento per Jacob. Perché porta in grembo suo figlio, suo non di Edward, perché la notte piange per lui non per Edward, perché ha donato tutto se stessa a Jacob non a Edward.

Bella finalmente ha un’amica. Un amica degna di quel nome, con cui ridere , scherzare confidarsi e piangere. Un amica che ti prende a sberle quando serve a farti ragionare un amica che semplicemente è una presenza nella tua vita. Bella costruisce un rapporto vero, il primo rapporto vero dopo Jacob, Bella finalmente sembra una ragazza e non un personaggio irritante. Bella finalmente capisce i suoi sbagli, Bella forse cercherà di fare qualcosa per rimediare?

Bella finalmente vive la sua umanità-

Capitolo stupendo . capitolo davvero pieno di… vita.

Ti adoro tesoro e stai facendo un ottimo lavoro.

Ps: io non istigo nessunooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo.

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