"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

venerdì 29 giugno 2012

Rebirth Dawn Capitolo XXVII



 XXVII
-Angelo dannato-

La prima volta che vidi Edward era il mio primo giorno al liceo di Forks.
Ero in mensa, a pranzo, al tavolo con Ben, Angela, Mike e Jessica.
Non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso.
Calamitava l’attenzione di tutte le studentesse, bello da togliere il respiro com'era.
Io mi sentivo stupida e infantile a sbirciare quello sguardo tormentato da lontano, cogliendo a stento pezzi di conversazione qua e là, ma non potevo farne a meno.
Era più incantevole di qualsiasi cosa in passato avessi visto.
Etereo.
Irraggiungibile.
Mai avrei pensato che potesse notarmi più della carta da parati verde vomito dei corridoi scolastici e, quando mi rivolse la parola in laboratorio, faticai per giorni a credere che fosse successo seriamente.
Tutte i nostri pomeriggi nella radura assolata, tutti i baci dolci e attenti e le avversità superate, sembravano essere stati vissuti da qualcun altro.
Non da me, non da quella che ero adesso, almeno.
-Quanto può cambiare una persona in meno di un anno?
Cosa scatta nel cervello umano quando ti rendi conto di essere stata scagliata su un ottovolante sopra cui non volevi neppure salire e di cui hai tremendamente paura?
Quale alternativa scegli tra la rassegnazione scontata e l’avventato, estremo, tentativo di fuga anche se comporta, nel migliore dei casi, ossa rotte?-
Io non non ero mai stata coraggiosa e determinata. Avevo sempre lasciato che qualcun altro decidesse al posto mio o che la vita, scorrendo, mi trascinasse a destra e a manca con poca grazia. Era facile. Era dannatamente facile.

E poi era arrivata una deragliata inaspettata che mi aveva scombussolata e, dopo un giro della morte a testa in giù, finalmente tutto era stato rimesso nella giusta prospettiva.
Isabella Marie Swan sarebbe rimasta sulle montagne russe, reggendosi al corrimano con il terrore che scorreva a fiotti nelle sue vene. Bells, invece, si era buttata giù, uscendone più indenne di quanto pensasse.
Forse
.
< Jake, accosta! Devo andare, devo andare da lui! > lo implorai, posandogli una mano sul braccio teso.
Lui, in risposta, pigiò di più sull’acceleratore, prendendo una curva al limite dei cento chilometri orari.
< Fermati! Fermati, spaventi i bambini! > gridai sull’orlo dell’isterismo, voltandomi e assicurandomi che le cinture di sicurezza dei gemelli fossero ben chiuse.
Quella frase sembrò sortire il giusto effetto.
Smise di tremare e respirò a fondo, accostando con uno stridore infernale di pneumatici.
Spense la macchina, stringendo forse un po’ troppo le chiavi, e appoggiò la testa sul volante ringhiando.
< Non ti lascio sola con lui. > borbottò tra i denti.
< Devi farlo. So che non ti fidi di me, ma almeno provaci. > mi sporsi e gli accarezzai la nuca, dove i capelli erano più lunghi e leggermente mossi.
Mi torturaile labbra, titubante.
Non volevo farlo scattare e rischiare che corresse nei boschi per staccare la testa a morsi ad Edward; non prima che avessi avuto l’occasione di chiarirmi con lui, perlomeno.
< Torno da te, Jake. Torno davvero stavolta, credici. Io ti amo. > confessai, cercando di nascondere il tremore nella voce e nelle mani che non riuscivano a staccarsi da lui.
Quello del cuore, invece, era impossibile da celare: che lo sentisse pure, visto che tanto a lungo aveva temuto di poterne dimenticare il suono.
Ero viva e lo ero grazie a lui.
Si tirò sù e non c’erano più barriere fra noi.
I suoi occhi parevano usciti dalla glaciazione: le lastre spesse, che solo a tratti ero riuscita a crepare, sembravano finalmente sciolte.
Mi prese il viso fra le mani e premette le sue labbra sulle mie.
Piansi una lacrima, che lui leccò via.
< Ti aspetto, Bells. Ti prego...ti prego... > poggiò la fronte contro la mia ed assunse un’espressione sofferente.
< Ci vediamo tra poco, amore. > dichiarai risoluta, baciandolo a mia volta.
Altro che bruciare tra le fiamme dell’inferno insieme ad un angelo dannato: la bocca di Jacob era la porta del Paradiso.
Scesi dalla macchina con le ginocchia della stessa consistenza di un budino al cioccolato e mi addentrai nella boscaglia titubante.
Sapevo per certo che non si era spinto troppo in là: conosceva bene il pessimo rapporto che avevo da sempre con radici sporgenti e terreno dissestato e, inoltre, di sicuro intuiva che Jake avrebbe voluto restare a portata d'orecchio.
Aveva fatto lo stesso durante la battaglia con i neonati di Victoria, ascoltando la top ten delle notti preferite di Edward, tra le quali quella in cui avevo accettato di sposarlo.
Una coltellata che non avevo potuto evitare all'uomo che, all'epoca, ancora non sapevo di amare.
Una coltellata che aveva preso senza lamentarsi, sperando che servisse a farmi prendere coscienza dei miei sentimenti.
Purtroppo, però, c'era voluto molto più di un bacio.
< Bella... > la sua voce giungeva dagli inferi, sotto strati di terriccio scuro e molle e fiamme alte.
Lo cercai dietro i tronchi nodosi degli alberi, aggrappandomi alla corteccia scagliosa di un pino, ed il cuore battè più forte: era sull'orlo di un precipizio e sembrava avere tutte le intenzioni di buttarsi di sotto e schiantarsi per via del senso di colpa.
Edward si materializzò a pochi metri da me, lontano.
Sembrava di nuovo inavvicinabile e, più che mai, inumano.
Un emissario del Diavolo stesso, scolpito in un marmo opaco e iridescente.
Aveva gli occhi d'ossidiana, neri e dalla profondità incalcolabile: abissi impenetrabili, in cui aveva rinchiuso il suo amore per me e la sua sofferenza per tutti questi mesi, prigione senza scampo e senza sbarre.
Aveva lo stesso sguardo spiritato quando lo fermai prima che si esponesse troppo a Volterra, salvandogli un'esistenza che lui non voleva più senza di me.
Mi morsi le labbra e feci un passo verso di lui.
Poi un altro ed un terzo.
Avevo le lacrime aggrappate alle ciglia ed un nodo che mi chiudeva la gola.
Faticavo a respirare ed era perchè, per la prima volta, avrei voluto non essere muta per lui.
Desideravo che leggesse il tormento e l'indecisione che mi aveva assillato ogni singolo giorno durante la gravidanza e l'amore che ancora traboccava nel sangue a distanza di tempo.
< Edward... > mormorai il suo nome e alzai una mano per accarezzargli la guancia.
Il calore di Jake, che avevo trattenuto addosso, si disperse con quel contatto.
< Mi sei mancata. > sussurrò senza muoversi, come soltanto lui sapeva fare.
Inspirò brevemente, forse per riabituarsi in modo graduale al mio odore, e mi sembrò che volesse stringermi.
Si trattenne dal farlo.
< Anche tu, anche tu. > la mia voce era colma del pianto che non avevo mai fatto dopo averlo lasciato all'altare, da solo nel suo elegantissimo smocking nero.
< Tua figlia ti somiglia? Sei felice? Come sta tua madre? Sei felice? E Charlie come l'ha presa? Sei felice? > domandò calmo, chiudendo gli occhi mentre lasciavo scivolare le dita fino al suo collo.
La mia felicità era la sua ossessione. Non sembrava turbato dal fatto che non fosse più lui a darmene: era semplicemente preoccupato che io non stessi bene.
Maledetti il suo altruismo e la sua generosità.
< Non sono felice, no. Tu stai male ed io non posso stare bene, lo sai. Ti ho amato talmente tanto che mi è impossibile riuscirci. > mormorai con gli ultimi residui di voce.
Avrei potuto passare una giornata intera a guardarlo senza parlare.
Forse il mio cuore gli avrebbe saputo spiegare in modo migliore cosa provavo.
Occhi e cuore insieme esprimevano più di miliardi di parole inutili e vuote: aria sospirata che avrebbe a malapena accarezzato la sua angoscia senza lenirla.
Sorrise.
Un tiepido accenno di sorriso che non mi tranquillizzò affatto e non mi diede rassicurazioni.
Guardai quelle labbra arricciate e desiderai ancora una volta essere rimasta al suo fianco per evitargli qualunque dolore.
Probabilmente, però, non sarebbe servito: Edward soffriva quando soffrivo io e, anche con una eternità a disposizione, io non avrei mai potuto essere una vampira serena e soddisfatta dell’esistenza che conduceva.
Mi sarebbe mancata mia madre.
Mi sarebbe mancato mio padre.
Mi sarebbero mancati i miei amici.
Mi sarebbe mancato il potermi costruire una famiglia.
Mi sarebbe mancato Jacob e con lui l'amore vero, quello che ti spacca il cuore ma te lo fa sentire.
< Hai usato il tempo passato, Bella, e va bene così. Cerca solo di tenere duro. Amare è un sacrificio e ti sei fermata appena in tempo, prima di compierlo per la persona sbagliata. >
Sorrise davvero, in una pallida caricatura del sorriso sghembo che tanto mi aveva affascinato agli inizi.
Lasciai che la prima lacrima cadesse sulla guancia.
Edward la tolse con la punta di un dito e mi chiese il permesso di abbracciarmi.
Di slancio gli buttai le braccia al collo e soffocai ogni singhiozzo sulla sua spalla, chiedendogli scusa in tutti i modi che conoscevo, muti e verbali.
Non sarebbero mai stati comunque sufficienti.
< Te l'ho sempre detto che sarei rimasto al tuo fianco finchè mi avessi voluto. Supponevo già da tempo che i tuoi sentimenti per Jacob fossero cresciuti a dismisura, ostruendo quelli per me, ma eri tu a doverlo capire. Sai bene quanto fossi contrario alla tua trasformazione: volevo che restassi umana e che cogliessi a piene mani tutto quello che la vita poteva darti. > mi accarezzava i capelli, parlando in tono melodioso ma malinconico.
Sentimenti spezzati, come un vaso di cristallo rotto ad un compleanno, come il gambo di una rosa recisa, uscivano dalla sua bocca.
Era quello il modo in cui un vampiro piangeva?
< Volevo anche tutto quello che potevi darmi tu. Lo volevo davvero, Edward. Volevo spendere un'eternità intera amandoti. > piagnucolai, aggrappandomi alla camicia azzurra che portava.
< Lo so, amore mio, lo so. Non importa. Io andrò avanti lo stesso. Veglierò su di te e farò in modo che non ti accada mai nulla. >
Mi straziava l’animo starlo a sentire e l’agonia cresceva come la musica suonata dal pianista sbiadito del mio sogno.
Era lui.
Componeva per me; l’avrebbe fatto ogni sera per decenni, rivolgendo lo sguardo alla luna solitaria nel cielo, l’unica che avrebbe potuto comprenderlo.
Si staccò rigido, con le braccia tese e gli occhi bagnati da lacrime invisibili.
Ero pessima negli addii.
Avrei voluto che quell'incontro non lo fosse, ma far convivere licantropi e vampiri era stato già difficile quando avevano un nemico comune...ora che persino i loro interessi collidevano sarebbe stato impossibile.
Tenne le mie mani nelle sue e ne accarezzò il dorso con i pollici.
< Tra le alternative che avevi, tutto sommato hai scelto la migliore: Jacob saprà proteggerti. Sono più tranquillo, per questo. >
< Ti amerò sempre, Edward. > sillabai muta, portando le sue dita a contatto con la mia maglietta, lì dove il cuore pulsava con dolore, a singulti strozzati.
< Ti amerò sempre, Bella. > replicò con voce incrinata, sparendo poi nel bosco e lasciandomi sola come quando decise che era meglio per la mia sicurezza che lui mi girasse alla larga.
Quella volta però non caddi a terra, annaspando per l'angoscia, e non lo rincorsi.
Non ne avevo bisogno: un pezzo di me se l'era portato via lui e sapevo bene che l'avrebbe amorevolmente custodito un'eternità intera, anche dopo che il mio corpo si fosse ridotto in polvere.

Ellie aspirò una abbondante dose di nicotina e la rilasciò dalle narici.

Una nuvola grigia e densa, dal sapore amarognolo e aspro, riempì la stanza.
Tossicchiai un paio di volte e lei aprì la finestra per permettermi di respirare aria pulita.
< Scusa, lo so che detesti quando fumo, ma Sue è contraria e quindi mi posso concedere una sigaretta solo qua con te. > lasciò cadere la cicca in un posacenere e incrociò le gambe sulla sedia, fissandomi intensamente.
< Non avevi smesso? > le chiesi, cercando di evitare il suo imminente terzo grado.
< Questo posto mi mette ansia e mi soffoca. Devo pur sfogarmi in qualche modo. > spense il mozzicone sospirando e regolò il volume della radiolina che monitorava il sonno dei gemelli nella stanza accanto.
< E con Seth non puoi...? > azzardai, cercando di mordere il sorriso che sentivo nascere sulle labbra.
< Scherzi? Le pareti di quella casa sono fatte di carta velina. Si sentono pure i crampi nella pancia se hai fame! E Leah entra ed esce dalla stanza di lui come e quando le va, disturbandoci sempre senza mai chiedere scusa. Mi detesta! Sue, invece, mi rimpinza come fossi un tacchino da fare al forno il giorno del ringraziamento. > si lagnò lei, massaggiandosi le tempie.
Osservai le sue unghie e provai quasi pena: erano ridotte ai minimi storici.
< Mi disp... >
< Basta, mi sono già stancata di parlare di me. Dimmi di te, forza. Tuo padre ha sparato una pallottola in fronte a Jake? > mi interruppe scuotendo la testa bionda.
< Quasi. > le risposi divertita.
< Lo immaginavo. La prossima volta ti ci accompagno io: mi sembra un tipo simpatico Charlie...e poi lo sai che adoro gli uomini in divisa! > mi strizzò l’occhio e fece un risolino.
Cambiò posizione sulla sedia e sembrò cercare le giuste parole per porre la domanda seguente.
< Con...con Jacob va meglio? >
< Ellie... > attaccai, strappandomi via le pellicine dalle labbra.
Mi fissò allarmata. Forse il modo in cui avevo pronunciato il suo nome l’aveva messa in allerta.
Si avvicinò e mi toccò un ginocchio.
Inspirai profondamente e strinsi i denti alla fitta di dolore che mi centrò il cuore.
< Ho visto Edward. >
< E...? > quell’unica lettera rimase a mezz’aria tra noi per un tempo indefinito.
Cercai di riacchiappare le sensazioni provate, ma sarebbe stato impossibile.
Nessuno avrebbe mai potuto comprendere il legame che ci aveva unito e spiegarlo con parole banali era fuori discussione.
< E’ stato doloroso per entrambi, ma mi ha lasciato andare. Vuole che io sia felice. >
< E lo sei? Intendo dire, adesso come adesso. > strinse la presa sulla mia gamba per cercare d’infondermi un po’ di coraggio.
< Mi stai chiedendo di nuovo come va con Jake, vero? >
< Miss Ottusità inizia a capirmi un po’ più al volo, vedo. > sorrise conciliante e mi sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio destro.
Sospirai.
< Prima che andassi incontro ad Edward ci siamo baciati. Baciati davvero. Lui mi ha cercato ed io ho fatto lo stesso. Non si è ritratto e non mi ha aggredito quando gli ho confessato d’amarlo. >
Il sorriso di Ellie si allargò.
Possibile che per lei, come per il mio vampiro, la mia felicità fosse così fondamentale?
Quanto a fondo, in coloro che avevo attorno, avevo messo radici?
Ed io? Sarei mai diventata una persona così altruista da non riuscire ad essere serena se le persone che amavo soffrivano?
< E’ grandioso, Belle! >
< Affatto. > dichiarai lugubre. <E’ durato un attimo. Quando sono risalita in macchina era di nuovo distaccato e rigido. Non mi ha più sfiorato da allora. >
Le lacrime, che quella stessa mattina avevo lavato via a forza dagli angoli degli occhi, si ripresentarono puntuali.
< Quant’è passato? >
< Due giorni, Ellie, due giorni. Non mi parla nemmeno per lo stretto necessario. Finge che sia invisibile, quasi mi passa attraverso. > singhiozzai e lei mi abbracciò.
< Soltanto stamani mi sono svegliata trovando la sua mano intrecciata alla mia. Era seduto con la faccia sul mio materasso e mi stringeva forte nel sonno. Quando se n’è accorto, però, si è scansato di colpo, quasi si fosse scottato...e poi fa sempre telefonate misteriose di cui non mi dice nulla... > sputai quel dolore stucchevole con espressione contrita.
L’amore che provavo per lui riempiva le mie giornate, ma il suo rancore le svuotava: succhiava via persino la gioia che le risate dei miei bambini mi donavano e tutto piombava in un ennesimo, piatto vortice buio.
Non riuscivo nemmeno più a scalfire le sue barriere.
Erano sempre più alte, più minacciose e impervie ed io stavo anche lentamente abbandonando la speranza.
< Oh, piantala con il pessimismo, sù! Avete fatto passi da gigante, devi solo dargli il tempo di digerire il tuo incontro con Edward, tutto qui! > Ellie passò il palmo aperto delle sue mani sulle mie braccia, scaldandomi un po’ e smuovendo la mia voglia di reagire.
< Tu dici? Credi che sia soltanto quello e non qualcos’altro? > tirai su con il naso e mi passai una mano tra i capelli annodati.
< Ma certo! Cosa potrebbe esserci altrimenti? >
< Io...non lo so. > sbottai angosciata. < Sento come se stesse cercando di tenermi all’oscuro da qualcosa. Mi allontana per proteggermi a modo suo...credo. >
< Sei proprio...! >
La mia amica interruppe a metà la sua battuta, distratta dagli schiamazzi che sentiva provenire dall’esterno.
Tesi le orecchie anche io e riuscii a cogliere il rumore di un motore nuovo, il cigolio di una lamiera pesante e le grida festose dei ragazzi del branco.
< Cosa diavolo...? > esclamammo insieme io ed Ellie, alzandoci incuriosite.
Lei prese la radiolina e la portò con sè, precedendomi in veranda.
Attorno ad uno Chevy dall’aria malconcia erano radunati tutti: Jared e Kim per mano, Sam ed Emily abbracciati l’uno all’altra, Quil e Paul che si davano gomitate, Leah in un angolo con la faccia scocciata e Jake in prima fila, che apriva lo sportello con un sorriso gigante che non gli vedevo in faccia da un sacco di tempo.
D’instinto mi aggrappai alla ringhiera di legno e la mia migliore amica mi passò un braccio sulla spalla, allarmata dal livore delle mie nocche.
Una bambina dai capelli rossi, che doveva avere sì e no sette anni, saltò tra le braccia di Jacob, picchiandolo con cipiglio severo con una carota sbiadita. Poi, vedendo che non riusciva a strappargli nemmeno una mezza espressione sofferente, gli prese il naso e tirò forte, tenendo il labbro imbronciato all’ingiù.
Dietro di lei fece capolino Embry, che agile scese a terra e poi aiutò a fare la stessa cosa una donnina minuta e canuta.
Aveva un’espressione gioviale e pimpante, capelli cotonati e vestiti sgargianti.
Battè la mano sulle spalle di Jake e di Embry insieme, esclamando convinta qualcosa che, dal labiale, mi sembrò < Giovanotti! >
Conficcai le unghie nel braccio di Ellie, che mi stava sostenendo, e fissai muta l’ultima figurava che apparve da dentro l’abitacolo dello Chevy verde acido.
Aveva gli stessi capelli della bambina, solo un po’ più lunghi e mossi; freddi occhi grigi e qualche lentiggine sparsa sul naso.
Indossava un’espressione contrariata e si muoveva a scatti.
Borbottò qualcosa che non capii. Avevo nelle orecchie il rimbombo impazzito del mio cuore, che era sul punto di implodere e collassare nella mia gabbia toracica.
Prima ancora che qualcuno pronunciasse il suo nome, io collegai tutti i pezzi del puzzle al loro posto e inciampai nella tagliola aguzza che non avevo visto –o meglio, non avevo voluto vedere- fino a quel momento.
La ciecità era sempre stata una mia specialità e la sfoderavo nei momenti di maggiore debolezza, proprio come quello.
< Annie! >
Sanguinai.

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

Io sono incavolata nera… ti avevo lasciato una recensione enorme ed il mio cell ha deciso di mettersi in mezzo. Va beh cerchiamo di rifarla e trattare tutti gli stessi punti.
Edward. Chi l’avrebbe mai detto che uno dei tuoi capitoli migliori venisse proprio su Edward?
Questo Edward è l’Edward di Twilight, quel Edward che ama di un amore, folle , disperato ed illogico. Quel Edward che ama un po’ allo stesso modo di Jake. Ed è ricambiato. Perché è innegabile Bella Swan ha amato davvero Edward Cullen e da lui è stata ricambiata.
Bella forse aveva bisogno di Edward per uscire dal grigiore della sua vita, aveva bisogno di uno scossone e quello scossene è stato lui. Leoni e Agnello, illogico ma vero e devastante. E poi Edward ha fatto una scelta ed ha dovuto affrontare le conseguenze di quella scelta .Jacob. e il mondo di Bella è stato stravolto un'altra volta. E allora, non ha smesso di amare Edward, perché un amore come il loro, come è chiaro in questo capitolo semplicemente non finisce, ma diventa talmente estremo da essere troppo. Ad un certo punto uno si ferma a pensare scende dall’ottovolante e capisce.
E Bella a capito ed Edward, il vero Edward l’ha lasciata andare. Senza melodrammi, senza rimproveri. Perché lui sapeva che era sbagliato amarla ma non poteva evitarlo. Perché lui pensava a lei prima che ha se stesso. E spero che per lui per questo Edward il futuro li riservi qualcosa o meglio qualcuna di davvero speciale.

Jake…Oh tanto amato Jake. Insomma non credi di stare esagerando ora? Ok , Bella ha sbagliato e tutto quello che vuoi tu. Ma la vuoi continuare a punire in eterno? Puri i muri lo sanno che la ami e allora basta scendi dal piedistallo, e parla con lei. sei stato ferito e nessuno lo nega, hai paura ed hai ragione ad averla ma i rapporti si ricostruiscono in due e adesso tutti i passi li sta facendo Bella. E forse lei dovrebbe anche smetterla. Smetterla di inseguirlo, smetterla di farsi vedere così bisognosa di lui, smetterla e metterlo davanti ad una domanda chiara e semplice. Possiamo riiniziare?
Annie… va beh qua vado contro corrente ma non vedevo l’ora di vederla tornare. E non per lei, ma perché io so un autrice sadica e pure una lettrice e mi piace vedere Bella affrontare questo, perché la farà crescere ancora. Ed è giusto così. Era inevitabile.
Poi … un certo lupo ora sarà molto felice.

Posta un commento